Ieri mi sono recato a sostenere l’esame di statistica.
Ora, l’esame di statistica è in assoluto uno dei più temuti dagli studenti di psicologia: uno si iscrive a psico per non aver più niente a che fare con la matematica per il resto della sua vita, convinto di aver già dato a sufficienza alle superiori, e si ritrova a smanettare tristemente una calcolatrice riesumata dal fondo di uno zaino Invicta usurato, che ti fa pensare a quanto sei vecchio.
La calcolatrice è la peggior nemica dell’uomo, mi verrebbe da dire. Poi ci penso e, forse, in realtà la peggior nemica dell’uomo è la sifilide. Ma comunque.
Mettiamola così: la mia calcolatrice è la mia peggior nemica. Punto. Quando presi il diploma di geometra due cose sapevo, o perlomeno credevo di sapere:

 
1. Non avrei mai fatto il geometra; ("è stupido, potevo incularmi le nuvole, invece di provare a fare il geometra", cantava Samuele Bersani);

 
2. Non avrei più utilizzato la mia calcolatrice scientifica, dimenticandone completamente le funzioni. All’occorrenza ne avrei usata una tipo quella che Berlusconi ci "regalò" all’entrata in vigore dell’euro, e l’avrei utilizzata per le tabelline, che stavo cercando di dimenticare.
Ora che ci penso, da chi li avrà presi i soldi per regalarci le calcolatrici?
Mah.

Comunque. Il primo punto è stato assolutamente onorato: per mia fortuna, ma soprattutto per quella altrui. Non ho mai fatto il geometra e ci sono ottime possibilità che non lo faccia per il resto della mia vita Il secondo punto è stato onorato fino alla settimana scorsa, quando mi è venuto in mente che non mi ero ancora laureato e quindi dovevo preparare l’esame di statistica. Prima di procedere, però, spenderei due parole su come ho rotto il rapporto con la mia calcolatrice, anni fa.

 
(QSFB esce dall’orale dell’esame di maturità e si reca subito a vendere i libri dell’ultimo anno. Fatto ciò si reca verso casa, con una sensazione di leggerezza infinita. Arrivato, entra nella sua stanza e vede la calcolatrice, appoggiata alla scrivania. Ne scaturisce il seguente dialogo):

 

QSFB: Sei morta, troia.

 
Calcolatrice: No, ti prego..

 
QSFB (con un cacciavite in mano): Erano anni che aspettavo questo momento..

 
Calcolatrice: No, no, per favore..

 
QSFB : Comincerò dal tasto coseno..

 
Calcolatrice: Senti.. ma perché non ragioniamo? Non potresti vendermi?

 
QSFB: La chitarra nuova me la posso pagare 80 euro al mese. Demolire la mia calcolatrice.. non ha prezzo!

 

Calcolatrice: Potresti vendermi e comprarci del fumo..

 
QSFB: Ti vendo.

 

Il fato vuole però che la calcolatrice non sia realmente di QSFB, ma in comodato d’uso da suo fratello. Ciò ne ha impedito definitivamente sia la distruzione che la vendita, ma essa è stata rinchiusa in uno zaino all’interno di un baule nello scantinato, apribile solamente con la formula magica  “Clatù Verata Nicto”.
Così la scorsa settimana mi sono recato in cantina, ho premuto il libro finto che mi portava al passaggio segreto, ho attraversato i cunicoli, ho sconfitto il drago sputafuoco, ho suonato l’organo fatto di ossa, ho fatto il culo quadrato ai nazgul, e finalmente mi sono ritrovato a tu per tu col baule. Pronunciata la formula magica, ne è uscito uno zaino Invicta e, al suo interno, la calcolatrice.

 
Calcolatrice
(fumando una sigaretta): Ci si rivede, eh?

 

QSFB: Ehm..si.

 
Calcolatrice: Che vuoi?

 
QSFB: Lo sai già, cosa voglio.

 
Calcolatrice: Ti costerà parecchio, lurido bastardo.

 
QSFB: Lo so. Andiamo.

 
Rassegnato, ho cominciato a preparare l’esame. Vi risparmio la pena dei dettagli. Quando ho scoperto che mi serviva anche il tasto coseno, ho avuto una crisi depressiva con tendenze suicide.
Insomma, ieri mi reco sostenere l’esame. Più o meno a 2/3 del tragitto (cioè a 80km da casa), mi assale un dubbio atroce.

Infilo la mano nello zaino.
La calcolatrice non c’è.
È scappata, la troia.

La mia mente corre in cerca di una soluzione alternativa al comprarne una al momento (due calcolatrici in casa?piuttosto non mi laureo). L’unica soluzione che mi viene in mente è di utilizzare la calcolatrice del cellulare, il che avrebbe sviluppato questo dialogo:

 

Prof: Scusi, ma lei non ha la calcolatrice?non si possono fare questi esercizi senza!

 
QSFB: Ehm.. certo, ce l’ho!

 
Prof: E dove sarebbe, scusi?

 
QSFB(indicando il cellulare): Proprio qui!  Certo che ne ha fatti di progressi la scienza, eh?

 
Prof: Lei è un idiota.

 
QSFB: Lo so.

 
Prof: Credo sia il caso che lei se ne vada.

 
QSFB: Lo credo anch’io.

 

Ho così escluso anche questa seconda opportunità, quando un lampo di genio ha pervaso la mia piccola mente: chiamo la mia amica che abita a Parma e di sicuro ha una calcolatrice da prestarmi. La chiamo, passo da casa sua, prendo la calcolatrice, ringrazio e corro all’esame. Nel frattempo lei, la calcolatrice sostitutiva, mi sta già prendendo per il culo, con frasi del tipo:

 
Calcolatrice: Guarda che io non funziono mica come l’altra, guarda che lo so che ci odi, me l’ha detto la tua calcolatrice ieri sera  in MSN.. hai visto che bel tasto coseno che ho?

 
QSFB: Muori.

 
Arranco fino all’aula, appena in tempo, saluto il professore, mi siedo, cerco la biro nello zaino..

Cazzo.
Non ho la biro.
Me l’ha rubata lei.
La troia.

 
Così, con nonchalance, mi rivolgo al professore:

 
QSFB
: Scusi..

 
Prof: Si?

 
QSFB: Ecco.. volevo chiedere se per caso qualcuno ha una penna da prestarmi.. temo di averla persa.

 
Prof (porgendomi una penna): Prego, tenga la mia.

 
QSFB: Grazie, molto gentile.

 
Prof: Si figuri. E comunque, presentarsi senza penna non è un problema. Pensi che una volta un pirla si è presentato senza calcolatrice!

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