a Judas life #4

(Riassunto della puntata precedente: l’arcangelo Gabriele si reca dal padre di Giuda per annunciargli che diventerà padre di Gesù, ma egli si rifiuta e picchia l’arcangelo, che in alternativa si reca da Giuseppe. Giuda in quegli anni scopre anche che il suo vero nome è Lodato Sicario Mazzotti)


In quel tempo, Giuda e Gesù si trovavano spesso a giocare insieme. In genere si incontravano a casa del nazareno, per una serie di motivi molto validi:

1_ Giuseppe era fuori tutto il giorno per lavoro, e quindi la casa era semivuota. C’era Maria, certo, ma era quasi come non ci fosse: una signora molto riservata e dolce, come tutti gli appartenenti al segno della Vergine. Pure come ascendente aveva la Vergine. Giuseppe invece era Toro, ascendente falegname.

2_ Giuseppe, è risaputo, era un falegname, e costruiva tutto quel che poteva con il legno: infatti il primo nome di Gesù fu Pinocchio. Ma poi l’arcangelo Gabriele, che non aveva la minima intenzione di tornare sulla terra dopo aver preso una vigorosa malmenata dal babbo di Giuda, gli ricordò tramite mail che si era pattuito di chiamarlo Gesù, e così fecero. Giuseppe aveva una passione smisurata per il suo lavoro, e tutto in casa sua era costruito con legno di qualità: sedie, tavoli, armadi, pane.

3_ Anche il papà di Giuda (che tutti conoscevano come “il siòr Mazzotti”) era appassionatissimo al suo lavoro, e quindi anche nella loro casa tutto era costruito con la materia prima a disposizione: solo che il siòr Mazzotti lavorava in una ditta di corone di spine, e così le sedie risultavano un po’ scomode. I tavoli pure. Ma soprattutto il joypad della playstation.

Insomma, per tutte queste motivazioni ci si trovava sempre a giocare a casa di Gesù.

A Giuda, Gesù non stava molto simpatico. Ma con quella sua fissa per il metal, unitamente al fatto che era un teppistello, non aveva molti amici, e così si accontentava: il nazareno era molto gentile con lui. Inoltre, le sedie di casa sua non pungevano.

La situazione però era pesante: c’era da considerare anche il fatto che, a qualunque gioco si stesse giocando, Gesù vinceva sempre. E non è un modo per dire che vinceva spesso; vinceva sempre, il che risultava un tantino difficile da digerire, soprattutto per un ragazzino come Giuda. Vinceva a Street fighter (riusciva a finirlo con Zangief, non so se mi spiego), vinceva a flipper, vinceva a texas hold’em.

Quel giorno si giocava a Pro Evolution Soccer.

– Dai, Gesù, scegli la squadra.


– No, no, scegli prima tu, Giuda!

– Ok, fatti tuoi. Io prendo il Brasile. Ottimo.

– Io scelgo il Congo.

– Ma sei scemo?

– Credo nello sviluppo calcistico di questo paese.

– Ok, ok. Stavolta ti rovino, ciccio.


HIGHLIGHTS del match

La velocità dei brasiliani fa subito la differenza: dopo solamente sette minuti il Congo è costretto al fallo in area con relativo rigore.

Kakà sul dischetto: parato.

Nel corso della partita seguiranno altri ventuno rigori per i verdeoro: tutti parati. In occasione degli ultimi tre penalty il portiere Congolese si permette anche di fare lo sbruffone: ne para uno ad occhi chiusi, uno con una chiappa e, in occasione dell’ultimo, esce addirittura dal campo.

Palo.

Nel secondo tempo, cambio nelle file del Congo: esce un trequartista ed entra una gazzella, presumibilmente una mezza punta.

Tripletta.

A metà della ripresa Robinho esce spontaneamente dal campo per incamminarsi lungo la via di Damasco, in preghiera: Brasile in dieci.

All’ottantasettesimo, gol di mano di un attaccante del Congo. Non della gazzella, stavolta: lei le mani non le ha.

– Ehy, Gesù: era mano, cazzo!!

 
– Schh, hai presente Maradona? Ecco, è uguale. É la mano di Dio.

Risultato finale: Brasile 0-4 Congo. Quantomeno improbabile.

Fu così che Giuda decise di “sfidare” Gesù su di un terreno che gli fosse più congeniale: la pesca.

Egli era infatti un ottimo pescatore e possedeva un’attrezzatura semi-professionale, acquistata alla Decathlon di Nazareth: Gesù invece non aveva mai pescato in vita sua, ma era molto curioso al riguardo. In particolare, era attratto dall’idea di poter provvedere, con la pesca, a procurare una buona cena ai suoi genitori.

Ma sei sicuro di prenderne abbastanza?”, gli chiedeva Giuda.

Cominciamo a prenderne uno, che poi ci penso io”, rispondeva placidamente lui.

Così si allontanarono, dimenticandosi però di avvisare Maria che, intenta nella lettura dell’oroscopo di Solange, non si era accorta del fatto che i due ragazzini fossero usciti.

Se ne accorse soltanto all’ora della merenda.

Gesù, Giuda, è quasi pronta la merenda! Gesù, mi è rimasto solo un panino con la Nutella, ci pensi tu a farne saltar fuori due?”

Ma essi non risposero.

Così la vergine, allarmata, corse da Giuseppe, che si stava facendo una sega, infilando l’apposito manico da lui scolpito in legno nella lama di ferro predisposta al taglio, il che gli avrebbe permesso di impugnarla perfettamente ed utilizzarla per segare altro legno. Confezionava sempre da solo le sue seghe, per risparmiare.

– Giuseppe, Giuseppe, Gesù e Giuda non ci sono più!

 
– E dove sono?

– Secondo te, se lo sapessi, sarei qui a dirti ‘sta cosa?

– Uhm. Vero. Aspetta, chiamo Fausto e partiamo a cercarli.

Fausto era il cane di Giuseppe, un pastore nazareno: questa cosa aveva in passato creato alcuni attriti con l’ufficio tributi romano, il quale aveva inteso che Fausto fosse un componente della famiglia originario di Nazareth e dedito alla pastorizia, e si chiedeva il perché non versasse i contributi.

Ma comunque.

Fausto era un vero segugio: avrebbe ritrovato i ragazzi in breve tempo.

Il problema era la sciatica di Giuseppe: il pastore partì di gran carriera e Giuseppe lo perse in tempo record. Così si ritrovò senza figlio, senza amichetto del figlio e senza cane.

In realtà, nel frattempo, Fausto aveva effettivamente ritrovato i ragazzi che, vedendolo arrivare, si resero conto di non aver avvisato della loro gitarella. Così Giuda fu costretto a rilasciare i due pesci sole che aveva pescato, Gesù mollò le sei balene che aveva a sua volta colto all’amo e tornarono verso casa, costeggiando via Crucis.

A casa, anche Giuseppe era in preda alla disperazione. Come ritrovare i ragazzi ora che anche Fausto era sparito?

Ma in fondo era un uomo pieno di risorse: mandò un messaggio privato in facebook a McGiver, che fortunatamente era connesso.

Egli gli rispose immediatamente:

Caro Giuseppe, grazie per avermi contattato. Se tu avessi un elastico, ritrovare tuo figlio sarebbe molto semplice. Ma avendomi specificato che non sei munito di elastici, la cosa si fa maledettamente complicata. Ti suggerisco di ritrovare prima il cane, il quale in seguito ti aiuterà a ritrovare i pargoli. Come ritrovare il cane, non lo so: potresti provare con un elastico, ma non ce l’hai, oppure con una bistecca. O imitando un altro cane. O con un megafono, ma per costruirlo ti servirebbero degli elastici, e mi risulta che tu non ne abbia.

Insomma, vedi tu.

Distinti saluti,

McGiver”

Giuseppe lesse attentamente il messaggio e si decise per il richiamo canino: Fausto era un cane molto curioso e, non essendo quella una zona nella quale si potessero trovare molti suoi simili, sentire dei latrati avrebbe attratto di sicuro la sua attenzione.

Gesù e Giuda erano intanto sulla via del ritorno, quando ad un certo punto, da lontano, sentirono dei guaìti.

Bauuuuuuuuuuuuuu!!

Bauuuuuuuuuuuuuu!!

Fausto cominciò a correre e i due ragazzini, altrettanto curiosi, lo seguirono velocemente. Quei lamenti sembravano provenire proprio dal loro villaggio, che ormai stavano per raggiungere. Percorsero quindi Via dei Mille, presero il sottopasso che permetteva di oltrepassare l’autostrada, la Nazareth – Reggio Calabria, e sbucarono dietro Piazza Garibaldi, da dove sembrava provenire quel trambusto.Fu così che, girando l’angolo, scoprirono Giuseppe intento nel suo richiamo.

Bauuuuuuuuuuuuuuuuu!!

Bauuuuuuuuuuuuuuuuu!!


Al che Giuda, stupito, si voltò verso Gesù e gli disse, placidamente: “Ehy, Gesù, tuo papà abbaia!”

Fu così che nacque la bestemmia.



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