A Judas life #7

(Riassunto delle puntate precedenti: Giuda scopre di chiamarsi Lodato Sicario Mazzotti, e al termine di una battuta di pesca in compagnia di Gesù inventa accidentalmente la bestemmia. Una Domenica pomeriggio, durante la classica festa delle medie, conosce in senso biblico Maria Maddalena, che per intercessione di Gesù resta incinta. Poco tempo dopo Giuda, Gesù e la loro classe si ritrovano in partenza per la gita a Praga)
 
 
Parcheggio del liceo di Nazareth, 26/03/0016, ore 06:00
 
–  Ma che cazzo, non si poteva viaggiare di notte e arrivare a Praga in mattinata?
–  Non essere volgare, Giuda. Sono certo che i professori hanno organizzato tutto in modo da ottenere il meglio per noi giovani studenti, e che tutto filerà liscio.
–  Minchia come sei ottimista, Gesù.
–  L'ottimismo è il profumo della vita, caro il mio Iscariota, e la vita va vissuta con gioia. 
   A proposito di gioia, hai portato il fumo?
–  Veramente no, mi han detto di prenderlo direttamente in loco.
–  Prof, ci siamo tutti: che si fa, partiamo?
–  Ragazzi, non so come dirvelo. C'è… c'è un problema.
–  Che problema, prof?
–  Ecco, il… il pullman. Non c'è.
–  Non c'è?
–  Non c'è.
–  Che cazzo vuol dire che non c'è?
–  Eh, l'autista era impegnato nei trasporti per una festa privata e pare si sia dovuto trattenere.
–  Ho capito, ma… dov'è ora? Cioè, arriverà prima o poi, no?
–  É che… è che la festa è un tantino fuori mano.
–  Cioè?
–  Arcore. Non so se conosci.
–  Certo che quando ci sono le feste piene di figa noi non lo veniamo mai a sapere in tempo, eh.
Che cazzo.
–  Comunque, ragazzi, mi sa che la gita salta. A meno che non accada un miracolo. Gesù, non è che tu per caso hai qualche idea, eh?
–  Beh, prof, potrebbe provare con questo (estraendo dalla tasca un piccolo sacchetto).
–  Che roba è?
–  Lo lanci, prof.
–  Ma…
–  Lo lanci.
–  Ok, ok.
(l'insegnante lancia il sacchetto e, in men che non si dica, compare un pullman)
–  Ma che diavolo… Gesù! Che cazzo è 'sta roba?
–  É un pullman della Quechua: tu lo lanci, e  lui in due secondi si monta da solo. É un tantino complicato rimetterlo nel sacchetto, poi, ma date le circostanze credo ci si possa permettere di pensarvi in un secondo momento.
–  E dove l'hai preso?
–  Alla Decathlon di Nazareth. 199,90 soldi.
 
Fu così che si partì per la famigerata gita. Tra una birretta (ma anche due, tre, diciotto) e una saltuaria mezz'ora di intrattenimento con signorine compiacenti (ma maggiorenni), la gita scivolava via come sabbia tra le mani, con quella leggerezza che solo da adolescenti si riesce ad avere, quando tutto è scoperta e non temi che giunga domani, persino se sei figlio di Dio.
La mattina del terzo giorno, Gesù si svegliò di soprassalto, convinto di essere in ritardo per la resurrezione. Contattò così il padre che, come spesso accadeva, non era in casa. Rispose Jeffrey, il domestico, riferendo che al momento Dio si trovava alla bocciofila di Pumenengo (BG) per i quarti di finale del torneo interprovinciale a coppie.
Dio era in coppia con QuandoSiFaBuio, di appletini.it, il che era praticamente una garanzia di vittoria. L'unico che poteva rappresentare un qualche tipo di problema era Satana, che però era finito in coppia con Mata, che faceva pure lui parte del team di appletini.it ma era una sega clamorosa a bocce: erano quindi da considerarsi tagliati fuori dalla corsa alla vittoria finale.
Insomma, Dio e QSFB erano assolutamente favoriti.
Fu così Jeffrey a spiegargli che quello era si il terzo giorno di gita, ma che ciò non significava che Gesù dovesse risorgere: quello sarebbe successo più avanti, al momento opportuno, durante “un altro terzo giorno”. Anche perché Gesù era attualmente vivo: va da sé che per  risorgere avrebbe dovuto prima morire. Tipo Mike Bongiorno.
 
–  Cioè, Jeffrey, fammi capire. Mi stai dicendo che morirò?
–  Tutti muoiono, signore.
–  Ma io non sono tutti, cazzo! E come dovrei morire, di grazia?
–  Chiodi. Del dieci, presumibilmente.
–  Certo che potevate dirmela prima, 'sta cosa. E se io non fossi d'accordo?
–  É scritto, signore. Ma quando torna suo padre la faccio chiamare, se lo desidera.
–  Lascia stare. Che cazzo… io manco volevo farlo, il figlio di Dio, Jeffrey.
–  Beh, anche io ero più contento quando facevo il maggiordomo in Willy il principe di Bel Air, signore. Ma non si può sempre avere tutto, nella vita.
–  Beh, insomma, dipende. Lo spartano superbrutto che in “300” si inginocchia davanti a Serse, tutto sommato  non se la passa male.
–  In effetti mi risulta se la passi bene, signore. So che in questi giorni avrebbe partecipato ad una festa ad Arcore.
–  Si, guarda, non me ne parlare. Ciao, Jeffrey, salutami il vecchio.
–  A presto, signore.
–  A presto un cazzo!!
–  Intendevo: spero di sentirla presto, signore.
–  Ah, ecco. Ciao.
 
L'ultimo giorno di gita rischia di lasciarti un sapore talmente amaro in bocca da convincerti di dover fare in quella mezza giornata tutto ciò che non hai fatto fino a quel momento, soltanto per il puro gusto di non doversi pentire, un giorno, di non averlo fatto. Dovremmo vivere tutti come fossimo perennemente in gita, senza preoccuparci di quanti chiodi del dieci un giorno ci uccideranno.
Così, dopo esperienze sessuali multiple, sbronze clamorose, bong, e Gesù che si diverte a sgamare i tizi che per strada fanno il gioco delle tre carte,una sola cosa mancava all'appello, prima di tornare a casa. La partita a poker.
Che è finita così, in un tempo troppo breve per essere considerato reale.

giuda poker


Potete trovare ottime informazioni sulla storia del poker QUI

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    4 pensieri su “A Judas life #7

    1. ti ricordo solo un 4 a 1 nettissimo, dove quell'uno sta a significare solo un momento di clemenza da parte mia. ah,ho sete delle mie panascé….

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