A Judas life: rotta per casa di Dio (prima parte)

(Riassunto delle puntate precedenti: Giuda scopre di chiamarsi Lodato Sicario Mazzotti, e al termine di una battuta di pesca in compagnia di Gesù inventa accidentalmente la bestemmia. Una Domenica pomeriggio, durante la classica festa delle medie, conosce in senso biblico Maria Maddalena, che per intercessione di Gesù resta incinta. Poco tempo dopo Giuda, Gesù e la loro classe si ritrovano in partenza per la gita a Praga, durante la quale, tra le altre cose, Gesù umilia Giuda a poker)

In quel tempo, Gesù camminava con i suoi discepoli seminando amore, fede e semi di marjuana in tutta la Palestina. Questo però non poteva non essere notato e disprezzato dai potenti a capo di un vero e proprio regime nazionalista, quale era quello palestinese nell'anno 33d.c. Anche questa cosa del contare gli anni a partire dalla nascita di Gesù creava qualche problema: ogni volta che qualcuno chiedeva al Nazareno in che hanno fossero, lui rispondeva “33 dopo me”, e la cosa lo inquietava parecchio, più che altro perché il “dopo me” gli dava un senso come di… come se fosse già morto, insomma.
In realtà mancava ancora qualche giorno.
Il Giovedi mattino i discepoli si presentarono chiedendogli dove volesse celebrare la Pasqua ebraica.
“Non so, io pensavo una cosa tranquilla, tipo alla Bella Napoli”, rispose lui, placidamente.
Così mandò Pietro e Giovanni a prenotare.
Nel frattempo, Giuda era stato contattato dai PR del governatore, tale Ponzio Schwarzenegger, con una proposta molto interessante: tradire Gesù e consegnarlo alla giustizia, in cambio di trenta denari.
“E quanto fanno trenta denari in moneta unica europea?”, chiese lui.

“Mah, siamo sui 400euri”, risposero i due PR.

“Non male: ci sto!”, esclamò l'Iscariota, pregustandosi una seratona a base di pesce e puttanoni.

La sera, come erano usi fare ogni giorno, si ritrovarono, Gesù e tutti i discepoli, da Fausto, uno dei pub più gettonati della zona.

– Pietro, Giovanni, avete prenotato il ristorante?

– Certo Gesù, c'è un tavolo a tuo nome prenotato per domani

– A mio nome? Ma siete rincoglioniti?

– Ma… ma… perchè? Noi pensavamo…

– Mi state veramente dicendo che NON avete prenotato a nome Maradona?

– Beh… no.

– Cazzo ma devo insegnarvi tutto io? Alla Bella Napoli si prenota sempre a nome Maradona! E poi ho gli sbirri alle calcagna per quelle storie con l'erba, vi pare intelligente lasciargli il mio vero nome? Dai, che cazzo.

– Sc… scusa, Gesù, noi non… non ci abbiamo pensato.

-Coglioni.

L'occasione per Giuda era ghiotta: non esitò a contattare via mail i PR di Schwarzenegger per segnalargli dove e a che nome trovare Gesù, l'indomani sera. Contemporaneamente, Fausto spillava della rossa doppio malto per tutti quanti. A Gesù quel barista stava molto simpatico, e non perdeva occasione per riempire di complimenti lui e tutto ciò potesse far parte del suo mondo.

– Ehy, Fausto, non sapevo avessi un cane, che bello! Come si chiama?

– Dio.

Fu il loro ultimo scambio di parole.
Al nazareno quella storia della prenotazione non piaceva per niente: non poteva più disdire perché il ristorante era chiuso, e non poteva nemmeno rinunciare alla cena, perché così stava scritto sul copione.
Decise allora di interpellare il Padre.

– Si, pronto?

– Ciao, Jeffrey. Sono Gesù. Posso parlare con l'Onnipotente, per cortesia?

– Veramente, al momento non è in casa. É stato invitato a un aperitivo a casa di Ronaldinho. Devo lasciar detto qualcosa?

– No, lascia perdere. Mi arrangio. Chissà in che stato tornerà.

– Come vuole, signore. A Domenica, allora! La aspettiamo!

– Che cazzo, Jeffrey! Me lo devi proprio ricordare ogni volta che mi aspettate?

– Mi scusi, signore. Sono stato inopportuno.

– No, non sei stato inopportuno. Sei stato solamente UN GRANDISSIMO CAZZONE!

– Chiedo venia, signore.

– Click.

(Nel caso non l'aveste intuito, in quei giorni Gesù si sentiva un tantino nervoso)

Fu così che si ritrovarono tutti quanti a cena, la sera dopo, alle venti precise, alla Bella Napoli, tutti col vestito della festa e i capelli lavati, ignari (a parte Giuda, ovviamente) di cosa sarebbe successo di lì a poco. Gli apostoli erano gasatissimi: in genere il massimo che si potevano permettere come cena era il McDonald's di Gerusalemme, del quale peraltro si vociferava cucinasse le nutrie che abitavano il letto ormai completamente asciutto del vicino torrente.

– Dai, Gesù!! Dis-cor-so!! Dis-cor-so!!

– Calma, ragazzi, calma. Prima c'è una sorpresa.

– Una sorpresa? Figata!! Che sorpresa?

– Toglietevi scarpe e calzini, orsù.

– Ci hai regalato un pedicure?

– Stai zitto, SimonPietro, idiota che non sei altro. Garçon, chiama Wanda, per cortesia.

– Ci hai preso un puttanone? Una spogliarellista?

– SimonPietro, ti ho detto di stare zitto. Porca. Di. Quella. Troia.

– Ok, ok, capo. Non ti alterare.

Wanda non era affatto una prostituta: era una donna piuttosto avanti con l'età (e nemmeno molto piacente) che, in quel tempo nel quale il genere umano era molto poco avvezzo all'igiene e molto più propenso alla coltivazione di strane forme di vita negli angoli più reconditi del proprio corpo, si dedicava a pulire i piedi delle persone con spugna, paglietta di ferro, dei delicati sali al mughetto e dei raudi: questi ultimi, però, solamente per i casi più impegnativi.
A causa di questo suo curioso lavoro, tutti la chiamavano “la Wanda dei piedi”.
Terminata la lavanda (la lavanda della Wanda), Gesù riprese posto a tavola.

– “Stanotte, uno di voi mi tradirà”, sentenziò.

– “Eehh?”, risposero scioccati gli apostoli.

– Già. Per colpa di uno di voi, stanotte verrò catturato.

– “Ma… ma per colpa… per colpa di chi… di chi… per colpa di chi, chi, chi, chi, chichichirichi?”, chiese SimonPietro.

– LA PIANTI DI FARE IL CAZZONE?

– “I'm a hootchiee cootchiee man,
hootchiee cootchiee man yeaaah!”

– Questo si è completamente rincoglionito.

– “Tieni il tempo
non ho tempo
I WANNA DANCE ALL NIGHT!”

– A proposito di galli, visto che fai tanto lo spiritoso: prima che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai. Quindi cerca di fare poco il figo e, già che ci siamo, vedi anche di andare a fare in culo, funky gallo del cazzo.

Fu la loro ultima conversazione.

Nel frattempo, Giuda si era allontanato accampando scuse poco plausibili, del tipo “c'ho i quarti di finale di un torneo di tennis alla Wii”: ma Gesù, conscio che così era scritto, lo lasciò andare. Così riprese il suo sermone: prese il pane e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, etc etc. Poi prese il calice del vino e rese grazie, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli, i quali lo guardarono con aria stranita e gli chiesero, testualmente:

– E che cazzo ci facciamo con un calice spezzato?

– Si, beh… ok, cazzo, non vi sbagliate mai, voialtri? Berremo a canna! Ma guarda te se devo invitare a cena della gente che mi rompe pure i coglioni! Tanto è San Crispino, non è mica Brunello!

Terminata la cena, Gesù si recò presso il Getsemani, un piccolo centro commerciale appena fuori Gerusalemme. Fu qui che Giuda lo raggiunse, accompagnato dai gendarmi, mentre lui stracciava un povero malcapitato in una partita di bowling.

Lo catturarono.

-fine prima parte-

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    12 pensieri su “A Judas life: rotta per casa di Dio (prima parte)

    1. La mia mente è pervasa da una serie di cazzate, costantemente. Quelle me le segno, e poi ci costruisco attorno il resto.
      Ah, e poi, come ho specificato nel primo episodio della saga, ho rinvenuto degli importantissimi documenti sull'argomento.
      Nel giardino di casa mia.

    2. – Ehy, Fausto, non sapevo che avessi un cane, che bello! Come si chiama?

      – Dio.

      Fu il loro ultimo scambio di parole.

      AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!

    Rispondi a vanehaaaaaaa Annulla risposta

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