Angolo letterario: il libro che mi ha cambiato la vita

Il buongiorno, lo sappiamo tutti, si vede dal mattino: beh, quest’anno, la mattina del primo giorno di Gennaio, mi sono alzato dal letto e ho scoperto di avere finito il caffè. “Bell’anno di merda” ho immediatamente pensato. Pochi giorni dopo, neanche a farlo apposta, ho picchiato il ginocchio contro lo spigolo del comodino e mi sono fatto clamorosamente male. Da quel giorno tutto è andato a catafascio: le donne hanno smesso di cercarmi perché non volevano uscire con uno zoppo e, conseguentemente, imparare a zoppicare; gli amici hanno smesso di chiamarmi per le partite di calcetto; mia madre mi ha liquidato con un “io non ho più un figlio” e in banca non mi facevano più entrare per via della stampella che faceva suonare il metal detector.

Il giorno in cui ho toccato il fondo è stato quando stavo cercando una cassa libera al supermercato e l’ho addocchiata da lontano: io ero di fronte alla cassa 1; quella libera era la 15. Nello stesso istante, con la coda dell’occhio ho notato una vecchietta vicino alla numero 30: aveva avuto esattamente la mia stessa intuizione, nello stesso istante. Io mi trovavo di fronte alla 1, lei alla 30: obiettivo, la 15. Stessa distanza. Una ragazza ci nota, si mette a metà strada e si improvvisa starter, dandoci il via. Partiamo. Io comincio a claudicare il più velocemente possibile verso la cassa libera lanciando epiteti poco simpatici alla vecchia di merda, ma lei claudica più veloce di me e mi lancia addosso i denti, mancandomi di poco. La dentiera tocca terra ed esplode a meno di mezzo metro dalla mia gamba destra. Allora m’incazzo: “Gli anziani non servono a un cazzo!”, urlo a squarciagola: “Frescheeefrsafi!!” risponde la vecchietta, che in mancanza della dentiera switcha improvvisamente l’idioma di riferimento da “italiano” ad “aramaico antico”. Repentinamente, poi, sposta il peso sul lato sinistro del suo carrello compiendo una virata di novanta gradi, fa leva sul tacco sinistro della sua scarpa appena tagliandata dallo scarpolino del paese e mi arriva addosso sporgendo verso di me la sua anca in titanio disarticolandomi una spalla, fottendomi al cardiopalma il posto in cassa e urlandomi “Tefta di caffo!” che in aramaico antico deve significare qualcosa del tipo “testa di cazzo”, ma non ne sono sicuro.

Ecco: in quell’istante, quello in cui l’anziana sdentata mi guardava trionfante mentre riceveva dal supermercato un torrone in omaggio per aver vinto la sfida contro il sottoscritto, ho capito che ero davvero ad un passo dal baratro.

“Voglio proprio vedere come lo mangi il torrone senza i denti, troia!” è stata l’unica cosa che sono stato in grado di dire. Lei ha risposto estraendo una grattugia dal suo carrello stracolmo, sorridendo beffarda.

Ma si sa, la vita è piena di sorprese e a volte, proprio quando sei a terra, ti lancia una corda e ti permette di provare a risalire. Mentre mi aggiravo cercando un’altra cassa libera, mi sono imbattuto nel reparto libri ed ho scoperto questo:

La vita, o forse Dio, mi stavano parlando attraverso l’immagine e le parole di Paolo Brosio che, dopo aver accumulato esperienze di vita al TG4, a “Domenica in”, a “Stranamore” e all’ “Isola dei famosi” si è ritrovato, come me, ad un passo dal baratro. Se una persona che partecipa per anni a programmi di merda si reca a Medjugorje per riscoprirsi, dove può recarsi uno con problemi al ginocchio? Sempre a Medjugorje, suggerirebbe Brosio. Ma io ho cercato risposte su Yahoo Answers, ed ho scoperto che c’è gente che si sposta da ogni parte d’italia sino a Negrar (VR), per farsi curare da tale dott.Zorzi, un professionista della madonna che si vocifera sia l’ortopedico del papa. Ora: se anche il papa quando ha problemi alle ginocchia va dal dott.Zorzi, io perché cazzo dovrei andare a Medjugorje? Vado pure io a Negrar (VR), dal dott.Zorzi!

E così ho fatto: oggi sono una persona diversa, felice. E ho scritto un libro.

 

God of the week: mi daresti una mano?

L’amico è il nostro God of the week!!

Cobra lo morde ai testicoli Amico non succhia il veleno

Jackson Scott attaccato da un serpente in Tasmania. Il suo amico rifiuta di aiutarlo e lo porta in ospedale: si salva per miracolo

Cobra lo morde ai testicoli Amico non succhia il veleno

Incredibile vicenda quella di Jackson Scott, un turista scozzese che nel bel mezzo di un viaggio in Tasmania è stato morso ai testicoli da un cobra dal veleno mortale. Scott è stato attaccato dopo che si era fermato a fare pipì. L’uomo, dolorante e colto dal terrore, ha chiesto all’amico che era con lui di succhiargli via il veleno, ma il suo socio ha rifiutato e ha deciso di portarlo all’ospedale più vicino. Il viaggio di 40 minuti, racconta il tabloid The Sun, poteva costargli la vita, ma fortunatamente l’uomo è riuscito a salvarsi. “Ero uscito alle 4 da un pub – ha raccontato l’uomo al tabloid – e avevo sentito la necessità di svuotarmi. Per fortuna i medici e le infermiere hanno trattato con discrezione e delicatezza il mio caso”.

                 (fonte: liberoquotidiano.it)

Il resoconto del Venerdì: quanto spazio occupano i pensieri?

Siamo a Venerdì e io non ho molto da dire. Cioè, in realtà è tutta la settimana che non ho molto da dire: a questo punto potrei semplicemente starmene zitto senza mettermi a fare la parte di quello che butta giù quattro righe banali giusto per il fatto che il blog va aggiornato ogni giorno (cosa che, peraltro, nessuno ci obbliga a fare). Non che io non abbia idea di cosa scrivere: ne ho mille, di cose, in testa. Ma occorrono tempo e voglia per dare una forma a tutti questi pensieri. E alllora la domanda è: se uno ha troppe idee rispetto al tempo che ha per metterle opportunamente a fuoco, cosa deve fare? Le risposte possibili sono tante, ma oggi mi limiterò a consegnarvi i miei pensieri così come si affollano nella mia mente, in forma embrionale, anche come promemoria personale. Procediamo:

- Supponiamo che in un paese assurdo e dimenticato da Dio venga approvata la pena di morte. Supponiamo che – per dimenticanza -  non venga fatta una deroga per chi si deve rendere esecutore della pena. Nel momento stesso in cui “il boia” uccide il condannato diventerebbe dunque egli stesso autore di un omicidio e soggetto a pena capitale, perché non è stato deliberato che chi esegue la pena sia autorizzato ad uccidere. Supponiamo che, anche dopo essersi resi conto dell’errore, i rappresentanti della comunità in questione non abbiano la possibilità di cambiare la legge ormai approvata, per motivi burocratici. Chiunque assumesse il ruolo di esecutore della pena dovrebbe essere a sua volta giustiziato da un altro, e così via. La domanda è: una volta messa in moto questa catena di eventi ed eseguite le esecuzioni, l’ultimo sopravvissuto del paese cosa dovrebbe fare? Uccidersi? Scappare? E se dovesse davvero uccidersi con un colpo di pistola, chi ucciderebbe poi la pistola? Forse una bomba? E chi ucciderebbe la bomba, poi? Forse una bomba più grande? E chi ucciderebbe la bomba più grande, poi? Forse Gesù? E chi ucciderebbe Gesù? Forse Dio? E Dio chi lo ucciderebbe?

La risposta è: Max Pezzali.

- Pensavo che la vita può essere complicata, ma solo perché ce la complichiamo noi. Voglio dire: se fossimo meno idioti sarebbero i trifogli a portare fortuna, senza perdere tempo e diottrie a cercarne uno nato male. Perché il quadrifoglio, per chi non lo sapesse, è un’anomalia del trifoglio bianco (l’anomalia, a mio avviso, non sta tanto nell’avere quattro foglie oppure tre: l’anomalia è nel nome stesso. Perché cazzo bisogna chiamare “trifoglio bianco” una roba tutta verde?) La vita è complicata perché le cose che portano fortuna devono sempre essere quelle rare. E la cosa peggiore è questa: l’abbiamo deciso noi.

- Penso sia bello e giusto inseguire i propri sogni e realizzarli. Magari realizzare ciò che si sognava di diventare da bambini: il massimo della poesia. Ma che cazzo ce ne faremmo di un paio di miliardi di astronauti? (io tra l’altro non sarei uno di quelli: da piccolo volevo fare il camionista);

- Non so se vi capita mai di pensare a come sono nate alcune cose: a me succede di continuo. Mi spiego meglio: immaginatevi la scena. Agenzia pubblicitaria, riunione importantissima. Un grosso, grosso cliente ha commissionato un lavoro, e c’è da pensare  a uno spot. Qualcosa di brilllante, qualcosa all’altezza delle aspettative. Ne scaturisce il più classico dei brainstorming: ognuno spara ciò che gli viene in mente in attesa dell’idea vincente.

- Potremmo ambientare il tutto al Polo Nord e far passare il messaggio che il ghiaccio del polo si è formato grazie al prodotto in questione…

- Uhm: non male, ma banalotto. Magari potremmo buttarla sull’animazione: dei ghiaccioli che muoiono dal caldo e scappano dai bambini che li vogliono mangiare, rifugiandosi a casa del cliente che ha acquistato il prodotto in questione e di conseguenza ha una casa freschissima.

- Carino: però non è un prodotto per bambini, non andremmo a colpire il target adeguato.

- Sì, però non sottovalutiamo il potere dei bambini sui genitori. Se lo spot diventa “di culto” per i bambini, è ragionevole pensare che abbia una ricaduta anche sugli adulti.

Ad un certo punto compare sulla porta l’unico ritardatario della riunione, visibilmente trafelato.

- Ehy! Ma che fine hai fatto? C’è in ballo il lavoro più importante che ci sia stato commissionato negli ultimi mesi e tu arrivi con mezz’ora di ritardo?

- Scusate, scusate, avete ragione ma… ragazzi, ho un’idea. Ho l’idea vincente, cazzo.

- …?

- Sentite questa: fa caldo, molto caldo. L’indiano Orso Grigio arriva, vede il prodotto, gli piace, fa dei segnali di fumo agli altri indiani, gli altri rispondono: inquadratura sulla sua mano che indica i segnali di fumo che stanno arrivando in risposta, poi lui incrocia le braccia soddisfatto e dice: TUTTI VOLERE PINGUINO DELONGHI!!

-…

-…

- Ma è…

-…

-…ma è GENIALE, cazzo!

 

L’ultimo pensiero è questo: ho un taccuino sul quale segno le cose che mi vengono in mente perché poi, già lo so, me le dimentico. Solo che a volte non sono abbastanza dettagliato e così, nonostante mi sia appuntato qualcosa, quando lo rileggo tempo dopo non riesco comunque a ricordarne il senso, il contesto o l’utilizzo che ne avrei voluto fare. Ad esempio (leggo direttamente dal taccuino):

- Satana ha una convenzione con i dentisti;

Sono giorni che mi scervello per cercare di ricordare il perché mi sia venuto da pensare che il diavolo sia convenzionato con il sistema odontoiatrico nazionale, ma proprio non mi viene.

È come lasciar cadere una goccia di detersivo in un oceano di olio e pretendere che gli scogli si sgrassino

Sono sempre stato un amante delle similitudini ma il come, dove, quando e perché io abbia pensato ‘sta cosa non me lo ricordo proprio.

- Lo Zippo di Taribo West

Lo Zippo è un famoso modello di accendino; Taribo West invece era un eccentrico giocatore di calcio, dal discutibile look. Ma perché qualcuno avrebbe dovuto mettere in commercio uno Zippo con l’effige di un mediocre calciatore? E soprattutto: perché qualcuno avrebbe dovuto comprarlo?

Chiudo con questa, alla quale non mi sento di aggiungere nulla:

- Arbre magique alla pasta e fagioli

Buon fine settimana.

The power of rock

Essendo Giovedì non possiamo che intravedere il fine settimana e conseguentemente caricarci di nuove energie da spendere pessimamente durante il weekend. Come in molti altri ambiti della nostra esistenza, la musica qui gioca un ruolo fondamentale: la capacità che le canzoni hanno di trasmetterci energia a volte è addirittura preoccupante, soprattutto se sono accompagnate da un video potente, squassante.Come in questo caso:

Il metal, del resto, è energia pura:

E quando il video, oltre a sprizzare energia, è anche tecnicamente di qualità, il cerchio si chiude:

Un’altra cosa da non sottovalutare è che il livello tecnico dei giovani, rispetto a quando lo ero io e andavo in giro senza saper suonare, si è elevato considerevolmente:

Concludendo: uno dei pezzi che a me ha sempre dato una carica in più è sempre stato “Smells like teen spirit”

 

Ora vi sentite carichi per affrontare il weekend?

T.V.U.M.D.B.

Scommetto che non ci credevate così sensibili da dedicare il post odierno a San Valentino. In effetti non lo siamo: la questione è che non bisogna essere sensibili. Bisogna essere semplicemente dei tordi.

E quello lo siamo, perdio: è fuori discussione. Ma sappiamo esserlo a modo nostro, e questo è l’appletini-pensiero sulla faccenda “San valentino” e tutto quel tran tran di fiori, cioccolatini con frasi molto fiche, telefonate molto romantiche, cene obbligate e sesso programmato che puntualmente ci dobbiamo sorbire. Fatene buon uso.