best of…

la rubrica "best of" di questa settimana è piuttosto malinconica…

domenica, 25 novembre 2007



Ieri non ho potuto postare causa lavoro prima e spesa-per-preparazione-burritos poi. La nota positiva della serata è che tutti sono sopravvissuti ai miei burritos: quella negativa è che sono sopravvissuti proprio tutti, quindi anche il Sarto. Ma non mi preoccupo più di tanto: sono uno paziente, io. Specifico la condizione di impossibilità perché ieri era una data fondamentale per la storia dell’umanità intera: il secondo anniversario della scomparsa di un genio, di una di quelle persone che hanno reso questo pianeta un posto migliore, che rendono la vita degna di essere vissuta. Una di quelle persone che, quando muoiono, moriamo un po’ tutti.
Il secondo anniversario della scomparsa di Noriyuki "Pat" Morita.
Il maestro Miaghi, per intenderci.
Ricordo perfettamente quel giorno: vendevo pianole Bontempi all’Auchan (lo so cosa state pensando.. ma d’altra parte i soldi per la birra dovevo pur guadagnarli in qualche modo, no?), quando all’improvviso la radio ha trasmesso questa drammatica notizia.
Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la leggerezza dell’annuncio, un po’ come fosse morto, che ne so, Grande Puffo.
Un lutto mondiale denigrato così, senza ritegno.
Così sono corso in bagno a sciaquarmi il volto, ma soprattutto a pensare a tutti i bei momenti passati insieme, ai consigli di vita che Pat mi ha impartito, a quando da piccolo cercavo di uccidere mio fratello con la "mossa della gru", e soprattutto alla creazione della mia primissima opera letteraria a lui ispirata dal titolo "La stesura della cera applicata al karate", alle parole di Pat il giorno in cui gli dissi "l’ho finito" porgendogli il manoscritto e alla sua profezia: "Un giorno verrai premiato ad un concorso letterario, ti chiameranno, il pubblico applaudirà, la giuria ti attenderà sorridente col premio in mano.. ma in quel momento tu sarai al bar con StappaUnCrodino a bere l’amaro", mi disse. "Non sarò mica così coglione", risposi io.
Si, sono così coglione.
Ma, come diceva sempre lui, la vita è questione di priorità.
Insomma, me ne torno al lavoro in lutto totale ed attraverso in tempo record tutte le fasi dell’ "elaborazione del lutto" così come descritte da Freud.

1) Fase del rifiuto

cliente: Scusi, mi potrebbe dire gentilmente quanto costa quella tastiera?

QSFB: No.

cliente: Prego?

QSFB: Ho detto di no. Sono in fase di rifiuto. E’ forse sordo?

cliente: No, non lo sono. Ma lei è un gran maleducato.

QSFB: ghizlboom truasyo.

cliente: Ehh?

QSFB: Visto? è sordo.


2) Fase della collera

cliente: Scusi..

QSFB: Scusi un cazzo. No, che non ti scuso. Dovessi scusare tutti quelli che  mi chiedono di scusarli, dovrei scusare tutti gli scusabili e gli inscusabili di questo mondo. Che poi, scusa, cosa devo scusare? mi hai chiesto scusa senza nemmeno una motivazione valida per la quale scusarsi.. anche se, in realtà, il fatto stesso di scusarsi senza avere niente di cui scusarsi è motivo valido per scusarsi, ma comunque no, non ti scuso. Perché non te ne vai a fare in culo?

cliente: …

QSFB: Coglione.


3) Disturbi somatici: Allucinazioni

cliente: Buongiorno. Mi potrebbe dire il prezzo di quella tastiera?

QSFB: ..

cliente: Si sente bene?

QSFB: ..si, si, scusi, è che non.. insomma, non mi sarei mai aspettato di vederla qui.si, insomma.. mi scusi, un po’ di emozione.. ehm.. si, voleva sapere il prezzo di quella, giusto? viene 89,90.

cliente: Grazie. La prendo

QSFB: Perfetto, tenga. La paga in cassa.

cliente:Ok, grazie. Allora arrivederci, signore.

QSFB: Arrivederci, Batman.


4) Disturbi intellettivi: malfunzionamento della memoria

cliente: Buongiorno.

QSFB: ‘giorno. Mi dica.

cliente: Mi potrebbe spiegare come funziona questa batteria elettronica?

QSFB: …

cliente: …

QSFB: Buongiorno. Mi dica.

cliente: …ehm, volevo sapere come funziona questa batteria.

QSFB: …

cliente: …

QSFB: Chi sono io?


5) Disturbi affettivi: Tristezza e pessimismo.

cliente: Buongiorno. Sa dirmi dov’è il reparto verdura?

QSFB: Non capisco a cosa possa servirle. Tanto siamo tutti morti dentro.





Ed ora, piangete un po’ con me.


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