Il mondo alla fine dell’odio

Un vecchio post della rubrica “dammi tre parole” (per la precisione, le parole in questione erano Nebraska, iodiomarzapane) è stato pubblicato – con le opportune revisioni – sul sito Anonima Scrittori, con il titolo “Il mondo alla fine dell’odio”: lo potete trovare QUI.
Il nostro piano per la conquista del pianeta sta cominciando a prendere forma.

Dammi tre parole: Nebraska, iodio, marzapane

La nostra rubrica “dammi tre parole” funziona così: voi mi suggerite – sulla pagina appletini di facebook oppure all’indirizzo mail posta@appletini.it – tre “parole chiave” da utilizzare, e io ci scrivo il post; fermo restando che scrivere una storia è un po’ come tessere una tela, e io non sono un ragno.

 

 

Cupertino, California, 26 Marzo 2012, ore 11.21
Sede della Apple Inc.

“Io dico che siamo usciti di senno! Cosa penserebbe Steve Jobs di tutto questo?”
“Ma noi abbiamo seguito i suoi dettami alla lettera, signore. Abbiamo…”
“Un bel paio di grossi cazzi! Cosa abbiamo fatto di importante? Jobs ha detto “siate affamati” e noi abbiamo comprato un distributore di panettoni; ha detto “siate folli” e abbiamo licenziato lo psicologo. Vi sembrano strategie di mercato queste? E se avesse detto “siate Max Pezzali” che avremmo fatto? Ci saremmo fatti scombinare tutti i denti da un cazzo di dentista? Eh? Dài, porca troia. Siamo seri.”
“Che cosa suggerisce?”
“Qui ci vuole una nuova idea: un nuovo prodotto. Qualcosa di sbalorditivo, di unico, qualcosa che nessuno abbia mai osato nemmeno immaginare. La gente si è rotta le palle dell’iPhone.”
“Ma ormai è stato inventato tutto ciò che la moderna tecnologia mette a disposizione, non ci sono idee innovative nell’aria!”
“Dobbiamo puntare su qualcosa di diverso. Cosa cerchiamo di dare noi, oggi, con i nostri prodotti?”
“Be’, vogliamo rendere la gente felice, credo.”
“Uhm… felicità, felicità… cos’è la felicità?”
“Un bicchiere di vino con un panino?”
“Sei licenziato. Altre idee?”
“È quando… è quando non sei triste.”
“Uhm… no. Cioè: sì, anche, ma è qualcosa di più; dobbiamo capire cosa. Chiama il nostro consulente.”

 

Erbusco, italia, 26 Marzo 2012, 19.44 ora italiana
Casa di QuandoSiFaBuio

Driiiin
“Fanculo!”
Driiiin… driiin
“Hai rotto i coglioni, telefono del cazzo!”
“Ehy, ce l’hai con me?”
“Ma… telefono! Tu… tu parli?”
“Certo che parlo, pirla!”
“Ehy, gatto! Il nostro telefono parla!”
“Ma dài. Che figata.”
Driiiin
“Certo che visto che parli potresti chiamarmi per nome, invece che squillare.             Pronto, chi è?”
“QuandoSiFaBuio, qui è la Apple Inc. Se ti dico felicità, qual è la prima cosa che ti viene in mente?”
“Un Negroni. Secco secco.”
“A volte mi chiedo perché ti abbiamo assunto come consulente.”
“Uhm… forse  perché sono il figlio di Dio?”
“Smettila con questa minchiata! Non sei Gesù… sei solo un coglione!”
“Non sei degno di partecipare alla mia mensa… ma dirò soltanto una parola e tu sarai salvato. Vi lascio la pace, vi do la mia chiesa, non guardare ai nostri agnelli ma alla fede del tuo pane… lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: Lazzaro, alzati e scaglia la prima pietra.”
“Ragazzo… tu sei completamente rincoglionito.”
“Sento molto odio nella tu voce, fratello.”
“Come dici?”
“Dico che sento molto odio nella tua voce.”
“Ecco la risposta, cazzo! L’odio! QuandoSiFaBuio, sei un genio!”
“In realtà siamo tre geni: il Padre, il figlio e lo Sp…”
“FANCULO!”

click

“Signori, QuandoSiFaBuio si è completamente rincoglionito, ma mi ha dato un’idea. Saremo ricchi.”
“Veramente, signore… lo siamo già. Parecchio, anche.”
“Ma lo saremo molto di più!”

 

Cupertino, California. Sei mesi più tardi.
Sede della Apple Inc.

“È con incommensurabile orgoglio, signori, che vi presento il nostro nuovo prodotto. Qualcosa che l’essere umano non aveva mai concepito prima, qualcosa che nemmeno si pensava potesse esistere. Signori, ecco a voi l’iOdio.”
“Il… cosa?”
“L’iOdio! Il nuovo aggeggio della Apple.”
“E cosa cazzo dovrebbe fare?”
“Sapete cosa rende la gente infelice? L’odio. L’iOdio ha un funzionamento semplice ma geniale: lo tieni acceso e lo porti sempre con te, come un iPhone. Quando una persona prova odio produce un mix di sostanze chimiche e feromoni . L’iOdio non fa altro che catturare questo composto e trattenerlo al suo interno, impedendo così alla persona di provare quel sentimento. Creeremo un mondo senza razzismo, un mondo in cui la gente lavora più volentieri perché non odia il proprio capo ufficio. Il pianeta terra sarà un posto migliore, basterà avere con sé un iOdio!
“È davvero incredibile, signore. Lo sperimenteremo qui in California?”
“Sei scemo? E se qualcosa non dovesse funzionare? Non voglio mica rimetterci la pelle!”
“E allora da dove partirà la sperimentazione?”
“Dal posto più merdoso che esista sulla faccia della terra. Un posto triste, un posto in cui la gente abbia un motivo valido per provare odio verso tutti e tutto.”                                   “…”                                                                                                                         “Nebraska!!”

 

Omaha, Nebraska, 18 Ottobre 2012, ore 12.25, casa Parrington

“Mamma, mamma, non vieni qui a vedere Studio Aperto?”
“Arrivo, arrivo.”

E così, dopo avervi mostrato le commoventi immagini dell’uccellino che è rimasto incastrato per diciassette interminabili minuti in una grondaia ma è stato salvato da Jhon McDussel, l’improvvisato eroe che ha brillantemente risolto la situazione segandogli un’ala con la motosega, segnaliamo l’uscita di questo nuovo prodotto della Apple: l’iOdio. Sembra che questo affare abbia la capacità di incanalare l’odio che le persone provano, trattenendolo al suo interno. I primi prototipi verranno distribuiti e sperimentati proprio qui, in Nebraska. È giunta l’ora di un mondo senza odio? Chissà. E soprattutto, chissà quando la Apple inventerà un aggeggio che aiuti i poveri uccellini incastrati nelle grondaie a liberarsi? Ahahah!
Scusate, mi contattano dalla regia. Sì, pronto?
No, be’, pensavo fosse una battuta divert… ok, certo, ma avevo appena dato la notizia dell’uccellino e allora ho pensato che… senti, mi lasci fare il mio lavoro? Lo so pure io che è un lavoro di merda e che questo non è un vero telegiorn… vuoi stare zitto un attimo, porca di quella… Ok, ok, adesso dirò che era una battut… ma figurati se la l’Associazione Uccellini Nebraska ci denuncia per questa cazz… ma… TUA SORELLA È UNA GRANDISSIMA ZOCCOLA!
Scusate, gentili telespettatori. E ora, Benedetta Parodi ci insegna i segreti per cucinare un’ottima tinca al forno!

“Mamma, che cazzo è una tinca?”
“Non ne ho la più pallida idea. Ma se è una roba che si può incastrare nelle grondaie, ne risentiremo parlare molto presto.”

 

Cupertino, California, 14 Aprile 2013, ore 16.19
Sede della Apple Inc.

“È disastroso! È un risultato disastroso!”
“Signore, noi non potevamo immaginare…”
“Abbiamo toppato alla grande! Sei mesi di sperimentazione per scoprire che l’odio non rende infelice la gente: l’odio porta avanti il pianeta! E noi lo stiamo distruggendo!”
“Ma com’è possibile…”
“Pensaci, cazzo. Cosa riempie gli stadi? Cosa ha ispirato i migliori film che siano mai stati creati? In risposta a cosa sono nate le rivoluzioni? Che sentimento è giusto provare nei confronti di Maurizio Costanzo?”
“O mio Dio… l’odio! La risposta a tutto questo è l’odio!”
“Esatto! Odio! E cosa abbiamo fatto noi? Abbiamo convertito la popolazione di un’intera nazione degli Stati Uniti d’America in un branco di Ned Flanders!”
“Noi, noi…”
“Sì. Noi stiamo distruggendo il pianeta.”
“Ma come possiamo…”
“Contatta il nostro consulente, subito!”
“Ma in Italia è circa mezzanotte, signore.”
“E allora? Lo paghiamo talmente bene da permettergli di starsene tutto il giorno a cazzeggiare scrivendo puttanate su quel cazzo di blog, il minimo che possa fare è risponderci!”

 

Erbusco, Italia, 15 Aprile 2013, 00.21 ora italiana
Casa di QuandoSiFaBuio

Driiin
“Fanculo!”
“Senti un po’: se non volevi rotture di coglioni facevi bene a non mettere il telefono in casa. Io ormai sono qua e non mi schiodo manco morto.”
“Figurati se l’unico cazzo di telefono pensante e parlante sulla faccia della terra non doveva finire in casa mia. Frigorifero, dimmi tu qualcosa di confortante, ti prego.”
“Ho freddo.”
“Sai che novità. Gatto?”
“Miao!”
“Be’, da un gatto parlante mi sarei aspettato qualcosina di più. Comunque, ci siamo tutti?”
“Direi di sì. Solo non si vedono i due liocorni.”
“Be’, poco male. Chi li ha mai visti, quelli.”
Driiiin
“Arrivo, arrivo! Pronto?”
“QuandoSiFaBuio, qui è la Apple Inc.”
“A quest’ora? Ragazzi, dài, sono stanco. Sono appena stato alla reunion del Quartetto Cetra!”
“Ehm… QuandoSiFaBuio, i componenti del Quartetto Cetra sono tutti morti.”
“Tutti?”
“Già.”
“E allora che cazzo sono andato a vedere io?”
“Non oso immaginarlo. Senti, abbiamo bisogno di te.”
“Cosa avete combinato stavolta?”
“Be’, noi… abbiamo creato un affare che trattiene l’odio della gente e l’abbiamo distribuito in prova a tutti gli abitanti del Nebraska.”
“COSA CAZZO AVETE FATTO VOI?”
“Abbiamo creato un affare che trattiene l’…”
“Era una domanda retorica, pirla: l’ho capito, cosa avete fatto. Mettimi in linea con un abitante del Nebraska, subito. Uno a caso. Passami un cazzo di Nebraskese.”
“Non credo si chiamino Nebraskesi, QuandoSiFaBuio.”
“Ah, ok. Allora passami un Nebraskiano, subito!”
“Non si chiamano nemmeno cos…”
“PASSAMELO!”
“Ok, ok. Ti metto in linea.”

“Pronto?”
“Sì, salve. Lei non mi conosce, sono un collaboratore della Apple. Lei possiede un iOdio, signore?”
“Sì, certo. È stato distribuito a tutti, qui.”
“Ok. Signore, ora voglio che rifletta e risponda a questa domanda. La prego, ci pensi bene. Cosa prova nei confronti del tizio della pubblicità delle suonerie?”
“É un grande!”
“Non lo odia nemmeno un pochino?”
“Ma no! È simpaticissimo!”
“MERDA.”                                                                                                                 “Qualcosa non va?”                                                                                                            “No. Cioè, sì. Insomma, moriremo tutti. Grazie per la collaborazione: se vuole un consiglio, abbracci un po’ più forte la sua famiglia, stasera, prima di andare a letto.”

“Pronto, è la Apple? Sì, sono QuandoSiFaBuio. Ho parlato con un tizio Nebrasko. Sì, insomma, come cazzo si dice. Il punto è questo: il mondo così come lo conosciamo sta per finire.”
“E cosa possiamo fare noi?”
“Fatemi pensare. Cos’è che può far incazzare le persone a tal punto da sovraccaricare gli iOdio dei Nebraskasiani?”
“Veramente non si chiam…”
“Zitto! Devo pensare. Uhm… allora, se applichiamo il principio dei vasi comunicanti alla moltiplicazione dei pani e dei pesci…”
“Ti prego, QuandosiFaBuio, non ricominciare con quella storia che sei il figlio di Dio. Non ora.”
“Taci, stolto! Allora, sì, ehm… le nozze di Cana! Le nozze di Cana, uhm… acqua in vino, acqua in vino… pane, moltiplichiamo il pane, un bicchiere di vino con un panino, la felicità. Marzemino, un bicchiere di Marzemino con un panino… marzenino, marzepanino, marzapane… marzapane! Cazzo, il marzapane!”
“Marzapane?”
“Esiste una cosa che fa incazzare più del marzapane? Lo vedi e ti sembra talmente buono da comprarne mezzo chilo, ma in realtà dopo due morsi ha già rotto i coglioni e va a finire che lo butti. Esiste qualcosa di peggio, al mondo?”
“Be’, in effetti sì, ci sarebbe: qualcosa tipo, che ne so, la fame nel mondo. A me quella fa incazzare parecchio.”
“La fame nel mondo? Prova tu ad andare in Africa con qualche tonnellata di marzapane! Nemmeno lì riescono a superare il terzo morso, e quello che avanza lo usano per lapidare chi gliel’ha portato.”
“Quindi devo ordinare del marzapane?”
“Non devi ordinare del marzapane. Devi ordinare tutto il fottuto marzapane che esiste sulla faccia della terra. Dopodiché lo distribuiremo tramite corriere espresso a tutti i Nebraskoti chiedendogli di mangiarlo. Aggiungeremo il fatto che il costo del marzapane distribuitogli andrà ad aumentare le tasse. Al terzo morso si stuferanno, si incazzeranno perché dovranno pagare una cosa che nemmeno riescono a finire di mangiare e gli iOdio andranno in sovraccarico. A quel punto, le ipotesi plausibili sono solamente due.”
“Quali?”
“La prima è che il pianeta Terra esploda.”
“E la seconda?”
“La seconda è che gli iOdio si danneggino per sempre, e tutto torni come prima.”
“E se la terra esplode noi che facciamo?”
“Ci godiamo i fuochi d’artificio, baby.”

 

Omaha, Nebraska, 27 Aprile 2013, ore 12.25, casa Parrington

“Mamma, mamma! C’è Studio Aperto!”
“Arrivo!”

E dopo avervi mostrato le sconvolgenti immagini della zebra a pois che è rimasta incastrata in una grondaia per la bellezza di diciannove minuti ed è stata salvata dal proprietario – un maraja che ha risolto la situazione amputando l’ala della zebra con un martello pneumatico – passiamo alla cronaca local… scusate, mi chiamano dalla regia.
Sì, pronto?
Ah, dici che le zebre non avrebbero le ali… non so, io ho letto quello che mi era stato preparat… senti, dubito che l’Associazione Zebre a Pois Invalide Civili si possa incazzare per una sciocchezza come quest…sì, a pois. L’ha portata un maraja, vecchio amico di papà. A pois, a pois, a pois. Che c’entra ora mia sorella? Senti, vedi un po’ di andartene affan… no, no, no, vacci tu e la tua zebra di merda!  TUA MAMMA MI DEVE IL RESTO!

Chiedo scusa. Ed ora la cronaca locale: altre scene di odio si sono viste questa mattina per le vie della capitale: una folla inferocita ha lapidato il Ministro dell’Interno a colpi di marzapane mezzo masticato. Secondo i nostri esperti, nessun abitante del Nebraska è riuscito ad andare oltre il terzo morso. In questi minuti la situazione sta lentamente rientrando: pare che potremo finalmente tornare ad una situazione di normalità, come quella che vivevamo prima dell’avvento dell’iOdio. La Apple ha ritirato i prototipi e rinunciato alla messa in commercio del prodotto.
Ed ora, Benedetta Parodi ci insegna come preparare dell’ottimo marzapane!

 

Erbusco, Italia, 02 Maggio 2013, 18.28 ora italiana
Casa di QuandoSiFaBuio

Driiin
“Pronto?”
“Ciao, QuandoSiFaBuio, qui è la Apple Inc.”
“No, ragazzi, davvero, non dovete ringraziarmi. È il mio lavoro.”
“Veramente ti chiamavo per un’altra questione. Ci abbiamo pensato e… sì, insomma… non sarebbe stato sufficiente spegnere gli iOdio, semplicemente? Così evitavamo tutta la faccenda del marzapane…”
“…”
“…”
“Mistero della fede.”

Dammi tre parole: entropia, follia, nutella

La nostra rubrica “dammi tre parole” funziona così: voi mi suggerite – sulla pagina appletini di facebook oppure all’indirizzo mail posta@appletini.it – tre “parole chiave” da utilizzare, e io ci scrivo il post; fermo restando che scrivere una storia è un po’ come tessere una tela, e io non sono un ragno.

Le tre parole gentilmente proposte da un’affezionata lettrice sono: entropia, follia, nutella.

 

L’altro giorno stavo tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro e mentre parcheggiavo di fronte alla mia magione ho notato un certo traffico davanti all’ingresso del giardino del mio vicino: un tizio a bordo di un piccolo trattore col quale trainava un carretto carico di piante di vario tipo stava scaricando l’ingente quantità di vegetali proprio lì, sul marciapiede, appena fuori dal cancellino. Incuriosito mi sono avvicinato chiedendo lumi e pensando tra me e me: “Dopo aver appeso una cicogna gigante all’ulivo in giardino quando è diventato padre, quale altra accattivante iniziativa avrà in serbo questo imbecille per me ed il vicinato tutto, stavolta?”. Ho così scoperto che la casa di fianco alla mia in questo periodo diventerà nientepopodimenoche la “prima stazione” della via crucis del paese. Ora, per quanto la via crucis abbia nella mia vita la stessa importanza che può avere la scritta “La legge è uguale per tutti” nell’aula in cui si tiene il processo a Berlusconi (cioè zero, se qualcuno non propriamente brillante non avesse colto l’ironia) la cosa non è particolarmente di mio gradimento, perché avere un via vai di fedeli che venerano un marciapiede – perché per quanto abbellito con dei ceri da morto e una quantità di piante da far invidia alla foresta amazzonica, resta sempre e comunque un marciapiede – non corrisponde esattamente al mio concetto di felicità.

Questa è la premessa: ora vi racconterò cosa mi è successo la notte stessa.

Rientrando a casa dopo una serata piuttosto tranquilla sono passato nuovamente di fronte a quell’altarino, con i suoi ceri (li tengono accesi ventiquattro ore al giorno) e la sua foresta pluviale tutt’intorno. Così, dopo aver posteggiato l’auto, per curiosità mi sono avvicinato a questa stramba composizione notando che le piante erano molte più di quanto non si potesse intuire da una prima, disattenta occhiata. Distese di salici piangenti, foreste di sequoie, baobab, un piccolo lago in lontananza, dei tirannosauri che giocavano felici all’orizzonte. Pensavo di dare un’occhiata alla composizione floreale di una minuscola stazione della via crucis e invece mi sono ritrovato per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. La vegetazione si è richiusa dietro di me e non potevo far altro che proseguire, con estrema attenzione. Dopo alcune ore di cammino ho fortunatamente incontrato Frodo Baggins, un vecchio amico hobbit che conobbi anni fa alla sagra del montone, a Bali: egli poteva indicarmi cosa fare. Dopo un lungo silenzio, parlò:

“Caro, amico… che piomba quella volta alla sagra del montone, con la doppio malto!”, disse.

“Ehm… si, è vero, ma ora avrei bisogno di sapere come andarmene da qui”, risposi io.

“Capisco… Atreyuuuuuuuuuuuu!”

“Atreyu?”

“Sì, Atreyu. Ti condurrà dal saggio: solo lui sa come uscire da qui”

“Ma Atreyu era ne “la storia infinita”: dove cazzo è Gollum?”

“Gollum? Uhm, Gollum, Gollum… Aaah! Intendi lo sgorbio! Si prostituisce sulla tangenziale che si trova dopo la foresta incantata”.

“Gollum fa la puttana?”

“Già. Atreyuuuuuuuuu!!”

“No, no, senti: lascia stare Atreyu, non voglio avere a che fare con un mulatto passivo aggressivo. Tu dimmi solamente in che direzione devo andare, e poi mi arrangio da solo”.

“Come vuoi, amico: prosegui verso Nord-Est, alla seconda rotonda a sinistra, e poi chiedi”.

“D’accordo: grazie, Frodo. Senti un po’, ma… mi potresti svelare che luogo è mai questo?”

“Benvenuto nel regno di Entropia, amico. Il luogo del disordine, dei fenomeni non lineari: un luogo in cui Gigi D’alessio ha scongiurato una guerra atomica e Ambra Angiolini è ininterrottamente prima in classifica con t’appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo, dal novantaquattro. Entropia è il regno in cui tutto ciò che è, non è; e tutto ciò che non è, è.

“Eh?”

“Eh. Vattene da qui. E quando ti addentrerai nella foresta stai molto attento a Denver, il cucciolone verde senza età. É in calore.”

“Eh?”

“Eh. Vai, ora.”

Una volta seguite le indicazioni e percorsa la strada indicatami dal piccolo hobbit ho trovato un capo indiano fuori da un bar, il quale mi ha nuovamente indirizzato sulla retta via esordendo così: “Uomo bianco, vieni qui!”

“Stai attento, non ci andare!”, diceva una vocina nella mia testa.

“Posso leggerti il futuro, se lo vuoi”

“Dì di no!”

Gli sorrido, dico ok: nei sassolini osserva i fatti miei. Uò uò uò.

“Viso pallido, ti sta ingannando: non la troverai. Sono mesi che stai cavalcando, dimmi: dove andrai?”

“Veramente sono qui da poche ore e sarei a piedi”

“Ma… non sei Max Pezzali?”

“Ehm… no: non vedi che ho i denti dritti? Sono QuandoSiFaBuio, di appletini.it: sto cercando il saggio”.

“Ah. Allora prosegui per quella strada, fino in fondo. Troverai un bivio: da una parte si va verso il lago placido, dall’altra verso la palude-infernale-del-non-ritorno-se-entri-qui-lo-prendi-nel-culo-di-traverso.”

“Quindi devo proseguire per la palude mortale ecc ecc, presumo.”

“No. Tu vai verso lago placido. Il saggio vive lì.”

“Il saggio vive a lago placido? Ma che cazzo di racconto di avventura è mai questo?”

“Questo non è un racconto di avventura, cazzone: è la rubrica dammi tre parole, e tu sei a tre quarti del racconto e ne hai utilizzata solamente una.”

Con questo consiglio nel taschino ho preso la via che portava a lago placido e, dopo aver consumato un pasto frugale in una rinomata trattoria della zona (trattoria “Da Betty”, consigliatissima), ho concluso il cammino e raggiunto l’abitazione del saggio, una villa in stile liberty circondata da un fossato nel quale i coccodrilli cantano in coro Who wants to live forever dei Queen.

“Dlin dlon”

“Sì?”

“Sì, ehm… salve, sono QuandosiFaBuio, stavo cercando il sagg… ehy! Ma tu sei Macaulay Culkin, quello di Mamma, ho perso l’aereo!

“Già, proprio io. Cazzo vuoi?”

“Credevo fossi in una clinica a disintossicarti: che diavolo ci fai a casa del saggio?”

“Io sono il saggio, gran cazzone”

“Tu sei il saggio? Ma com’è possibile?”

“Ti sei inoltrato tra le piante della stazione della via crucis costruita dal tuo vicino di casa: all’interno di questa hai scoperto un regno chiamato Entropia, in cui Ambra è prima in classifica dal novantaquattro. Hai camminato per ore, visto dinosauri, incontrato Frodo Baggins che voleva chiamare Atreyu e ti ha detto di stare attento a Denver che vorrebbe incularti, ti sei imbattuto in un indiano che aspettava Max Pezzali, sei arrivato ad una villa liberty circondata da coccodrilli che cantano Who wants to live forever dei Queen, e hai ancora il coraggio di stupirti?”

“Devo dire che messa così non fa una piega: senti un po’, come me ne vado?”

“Non si può fuggire da Entropia, il regno in cui tutto ciò che è, non è; e tutto ciò che non è, è.”

“Eh?”

“Eh. Dovresti attraversare la palude inattraversabile che però, come il nome stesso vagamente suggerisce, non è attraversabile.”

“Ma non è possibile! Qui siamo ad Entropia, il regno dei fenomeni non lineari, il posto in cui tutto ciò che è, non è; e tutto ciò che non è, è!”

“Eh?”

“Eh! Quindi ci sarà un modo per andarsene, dico io!”

“Beh… no. Dài, entra, ti offro qualcosa. Qui non è tanto male, in fondo: ti ci abituerai. Ti piace Ambra?”

“No, perdio!”

“Tieni: rifocillati. Questo è uno spuntino di mia invenzione.”

“Che roba è?”

“L’ho chiamata follia alla Nutella. Praticamente è un vasetto di Nutella da cinque chili pressato e concentrato in un cubo di cinque centrimetri di lato.”

“Tu hai concentrato cinque chili di Nutella in cinque centimetri cubi? Ma è una pazzia!”

“Da cui il nome, per l’appunto. Vuoi assaggiarne una? Se credi davvero di voler affrontare la palude inattraversabile ti tornerà utile. Questa roba fornisce in un colpo solo le calorie sufficienti per campare due intere settimane.”

“Uhm… questo mi suggerisce una cosa. Mi servono delle micce e la musichetta di McGiver. Pensi di potermele procurare?”

“Penso… penso di sì, ma che diavolo hai in mente?”

“Senti qua: abbiamo cinque chili di nutella concentrati in un piccolo manufatto gastronomico; sono circa quarantamila calorie compresse in cinque centimetri cubi. Se applichiamo una miccia al cubo di Nutella e gli diamo fuoco, l’alta concentrazione di grassi saturi e calorie lo farà esplodere ed io potrò farmi strada nella palude inattraversabile a colpi di bombe a mano nutellose.”

I successivi due giorni li ho passati in compagnia del saggio Macaulay Culkin, nella sua villa in stile liberty, applicando micce a cubi di Nutella. Una volta terminata l’operazione, ci siamo congedati.

“Addio, QuandoSiFaBuio. Non ci vedremo mai più, quale che sia l’esito della tua avventura.”

“Addio, saggio Macaulay Culkin. Grazie di cuore.”

“E stai attento, quando entrerai nella palude inattraversabile: c’é in giro Denver in calore.”

“Lo farò. Addio.”

Delle miserie e delle sventure della palude inattraversabile non narrerò: sappiate solamente che rischiando la vita e mettendo a repentaglio la mia integrità anale (Denver sa essere molto insistente, quando vuole) ho attraversato quel luogo di perdizione facendomi strada a suon di “follie alla Nutella” di Macaulay Culkin (utilizzate come bombe a mano) per giungere infine, stremato, sul marciapiede dal quale tutto è cominciato, dopo quasi una settimana durante la quale nessuno ha avuto modo di capire dove fossi finito. É stato lì, quando sono uscito a riveder le stelle, che ho incontrato il mio vicino di casa.

“Ehy… eccoti! Ma dove cazzo sei stato? Ti stanno cercando tutti da una settimana!”

“Sono stato ad Entropia: il regno del disordine, dei fenomeni non lineari. Il regno in cui tutto cio che è, non è; e tutto ciò che non è, è.”

“Eh?”

“Fanculo.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dammi tre parole: criptoportico, spigolosità, menade

(La nostra rubrica “dammi tre parole” funziona così: voi mi suggerite – sulla pagina appletini di facebook – tre “parole chiave” da utilizzare, e io ci scrivo il post; fermo restando che scrivere una storia è un po’ come tessere una tela, e io non sono un ragno)

Le parole chiave di oggi, gentilmente suggerite da Daniela: criptoportico, spigolosità, menade.

 

Mi pare d’uopo, prima di cominciare, andare ad illustrare il significato di due di questi termini, visto che la nostra affezionata lettrice si è voluta rendere simpatica provando a mettermi in difficoltà (se volevi davvero mettermi in difficoltà avresti dovuto rubare la mia scorta di birra casalinga: mi avresti davvero fottuto).
Criptoportico: Nell’architettura dell’antica Roma, un criptoportico (dal greco criptos (nascosto) e dal latino porticus) è un corridoio o una via di passaggio coperta. Il criptoportico può essere al livello del terreno, ma di solito è seminterrato, e supportava una struttura come un foro o una villa romana.
Menade: Le Menadi, dette anche Baccanti, Tiadi o Mimallonidi, erano donne in preda alla frenesia estatica e invasate da Dioniso, il dio della forza vitale.
Ed ora, passiamo all’elaborazione.

 

A Judas life: i diari segreti di Giuda

(Chi si fosse perso la nostra saga “A Judas life” può rimediare andandosela a leggere QUI)

Pochi sanno che Giuda, dopo aver chiuso la sua carriera da professionista di Guitar Hero ed aver lavorato all’ipermercato “La Girandola” di Nazareth, decise di iscriversi all’Università degli Studi di Cana, per la precisione alla facoltà di Architettura. In fondo, era sempre stato il suo sogno progettare e costruire palazzi, ponti, strade e soprattutto chiloom in pietra.
Sulle poche fortune e le molte miserie di Giuda nel periodo universitario non staremo qui a tergiversare: ci concentreremo solo sul laboratorio di progettazione architettonica (3°anno, 10 crediti).
–    Benvenuti al laboratorio di progettazione architettonica, signori. Io sono il docente, il professor Erode, e…
–    Quello che faceva il re ma è stato cacciato quando è stato beccato con una menade trans?
–    Grazie per avermi ricordato di essere finito in miseria e ricollocato in questo cesso di Università, signor… signor?
–    Iscariota!
–    …signor Iscariota. Ora, se lei avesse la compiacenza di chiudere quella fogna di bocca che si ritrova, passerei all’assegnazione dei progetti. Come prima fase, è sufficiente che mi presentiate alcune righe inquadrando le caratteristiche di ciò che andrete a progettare e come intendete procedere nella realizzazione dell’opera, per sommi capi. L’opera in questione è una piccola casa di quattro stanze: troverete i dettagli nei fogli che vi consegnerò. Ma, per rendere la cosa un po’ più stuzzicante, ad uno di voi verrà sottoposto un progetto un poco più complesso. Dunque, vediamo… il prescelto è, uhm… il signor… il signor Iscariota!
–    Me la sono giocata malissimo con l’uscita sulla menade trans, eh?
–    Pessimamente. Dunque: lei, a differenza degli altri, dovrà progettare un criptoportico.
–    Un… cosa?
–    Un criptoportico! Qui vedo che ha passato l’esame di architettura generale: com’è possibile, se non ha idea di cosa sia un criptoportico? Come l’ha passato, l’esame?
–    Come l’ho passato? Facendo pompini, come vuole che l’abbia passato? Come pensa che l’abbiano passato gli altri?
–    Beh, visto il suo misero diciotto, pare che lei non sia bravo neppure in quello. Ha tre giorni di tempo per presentarmi la bozza scritta. Buona fortuna.
–    Fanculo.
–    PREGO?
–    No, dicevo che potrei chiedere al mio cugino coreano, Fang Kulo: è uno che se ne intende. Sa quanto sono precisi, in Oriente.

 
Questa è la trascrizione originale della bozza presentata da Giuda Iscariota esattamente tre giorni dopo, recuperata secoli dopo dagli archivi dell’Università da alcuni amanuensi, poi perduta, poi recuperata da un bibliotecario, poi perduta, poi recuperata da un benzinaio, poi perduta, poi recuperata da un taccheggiatore nel parcheggio del centro commerciale di Carobbio degli Angeli (BG), e quindi giunta a noi, nella sua forma originale.

 
Cos’è un criptoportico? Non ne ho idea. Non esistendo ancora wikipedia, posso supporre sia un portico con un non so che di criptico, di misterioso: un esempio di criptoportico potrebbe essere il portico di entrata di una casa stregata. È dunque sufficiente appendere pipistrelli di plastica ad un portico per fare di esso un criptoportico? Non ne sono convinto ma, nel dubbio, allego una prima bozza del progetto.

Oppure potrebbe essere così: il criptoportico è una specie di cripta, però grande: un criptone, insomma. Colui il quale lo progetta sta di fatto compiendo un atto criptonico, insomma. Potremmo definire dunque criptonite ciò che spinge un architetto a progettare un criptoportico. Dato ciò, risulta palese che il suddetto criptoportico possa tranquillamente essere utilizzato per rompere deliberatamente i coglioni a Superman, tramite sassaiola di pietre “criptoportiche”.

A seguire la bozza.

(lo so, non ho tolto i pipistrelli: ma era per fare prima, e poi fanno sempre la loro scena)
Oppure potrebbe essere un portico criptato, cioè un portico che non abbia le sembianze di un portico, in modo da confondere eventuali malintenzionati. Insomma, una sorta di mascheramento. Ecco la bozza grafica del progetto:

Ma perché criptare un portico? Forse per nascondere il fatto che all’interno qualcuno sta subendo un fallo da dietro, ma non giocando a calcio. Mi sono permesso di aggiungere al progetto alcune spigolosità che fungano da appiglio a chi sta subendo l’iniziativa dell’ambigua Mimallonide, ovvero l’ex re Erode (che peraltro è una grandissima testa di cazzo):

Giuda fu espulso dall’Università il giorno dopo aver consegnato la bozza.

Dammi tre parole: mucca, cuffia, birra

(La nostra rubrica “dammi tre parole” funziona così: voi mi suggerite – sulla pagina appletini di facebook – tre “parole chiave” da utilizzare, e io ci scrivo il post; fermo restando che scrivere una storia è un po’ come tessere una tela, e io non sono un ragno)

Le parole chiave di oggi, gentilmente suggerite da Claudia: mucca, cuffia, birra

 

Gli uomini hanno una curiosa abitudine: essere convinti che le donne nascano il giorno stesso in cui li conoscono. Come se non avessero passato, come se non avessero mai amato, come se il labirinto di disastri che soltanto la mente di una donna riesce a creare si disfacesse nel preciso momento in cui un uomo che ancora non conosce pronuncia la parola ciao. Ora, le donne hanno questo immenso dono: riuscire ad arrivare a un compromesso, ed accettarlo, senza che tu te ne renda conto. Laddove bisogna fare entrambi un passo indietro (in un rapporto di coppia succede) tu te ne esci imprecando e sintetizzando il tutto con un “l’hai sempre vinta tu”; lei invece sa perfettamente che non è proprio così, ma te lo lascia credere. Perché? Perché convincere una persona di una cosa falsa è il modo migliore per far sì che questa cosa diventi vera, con l’andare del tempo. E una volta che lo è diventata non c’è più nulla che tu possa fare, se non ribellarti e troncare il rapporto: ma gli uomini sono fottutamente pigri, e lasciare le persone è faticoso. Ma perché, perché l’essere umano maschile non possiede questa capacità? Perché l’essere umano maschile non possiede nessuna capacità? La risposta è semplice. La risposta è “birra“.

Non che le donne non ne consumino, di birra, ma è l’approccio che fa la differenza. Ad esempio: supponiamo che una donna abbia un’ora di tempo per fare la spesa. Farà ‘sta benedetta spesa e comprerà anche la birra: nel caso il tempo non sia sufficiente per compiere acquisti mirati, ponderati e in quantità sufficiente per pianificare i menù casalinghi dei giorni successivi, comprerà quello che riesce e tornerà in un secondo momento.

Avete mai mandato un uomo a fare la spesa con un’ora di tempo? Riesce a raggiungere punte di cinquantaquattro minuti fermo dinnanzi al banco delle birre, e utilizzare i sei minuti rimanenti per prendere tutto il resto, fare la coda in cassa, pagare, caricare il tutto in auto e tornare a casa. Con il seguente risultato:

– Allora, hai preso tutto?

– Certo, cara. Allora, prima scarico le birre, ok?

– …ok. Ma quant…

– Brecco, brecco, break… sch…frrrr… aquila zoppicante, mi senti? Brecco, brecco… schhhh.. qui è mucca con la cuffia, mi senti? …schh…frrr… procediamo con lo scarico, è arrivata la protezione civile? schh… Mi raccomando, piano con la Weisse che se mi si sgasa siamo fottuti, ok? schh….frrr…

– Ma quanta cazzo di birra hai comprato?

– Trecentodue casse.

– ?!?

– Sai, Sabato c’è il derby.

– E il resto l’hai preso?

– Certo! Allora: quindici confezioni di trippa in scatola, due scatole di tampax, uno zerbino con la scritta “mia suocera è un uomo”, diciassette chili di carne secca…

– DICIASSETTE CHILI DI CARNE SECCA?

– Sai, per il rifugio anti-atomico.

– Noi, non abbiamo un rifugio anti-atomico, testa di cazzo.

– E… e quella roba al piano di sotto cos’è?

– La taverna.

– E quell’ hobbit femmina che ogni tanto prendo a calci in culo lì sotto chi è?

– Quella è mia madre.

– Oh. Mio. Dio.

– Così tu saresti “mucca con la cuffia”, eh?

– É un nome d’arte.

 

Oppure, avete mai provato ad andare a fare la spesa insieme ad un uomo? É come andarci con un bambino di sei anni: nel caso del bambino, evitate come la peste l’area giocattoli; nel caso dell’uomo, quella delle birre. Prendete il cervello di un maschio, giocateci a bowling per una serata intera ed avrete più o meno lo stesso risultato che si ottiene lasciandolo solo (perché voi nel frattempo capirete che è una causa persa e lo lascerete lì) di fronte al banco birra. Egli perde ogni sorta di raziocinio e comincia a blaterare cose a caso, adducendo inspiegabili motivazioni in base alle quali sarebbe opportuno acquistare una quantità spropositata della suddetta birra. Cose del genere, insomma.

– Allora, andiamo? Ho ancora un sacco di roba da prendere!

– Ma… ma c’è… c’è il 3X2! Sulla Moretti da sessantasei c’è il 3X2! Gesù, scusami se non ho mai creduto alla tua esistenza: d’ora in poi sarò una persona migliore.

– Ok, ok, prenditi queste diavolo di tre birre e andiamo!

– Tre?

– Beh, c’è il 3X2, no?

– Appunto. E quanto fa tre per due?

– …sei. Ma cosa c’entr…

– Appunto. Sei. Ora, quanti anni avevi quando hai perso la verginità?

– Ma che cazzo stai…

– RISPONDI.

– Diciotto, ma cosa…

– Ok. Diciotto e sei fa ventiquattro. Adesso rispondi a questa: quanti trentini entrarono a Trento trotterellando?

– Trentatrè.

– E siamo a cinquantasette. Ora, hai mai letto il Codice Da Vinci?

– Sì.

– Bene. Hai presente la successione di Fibonacci?

– Senti, vaffanculo.

– Schhh. Parla piano. Potrebbero sentirci.

– Io me ne vado.

– Dio è nella birra.

Il cervello del maschio medio, come scientificamente provato dalla TAC al cervello sottostante, è così strutturato:

Non vorrei dilungarmi troppo: concludendo, qualunque azione dell’essere umano medio di sesso maschile riconduce alla birra. Se la discussione si fa troppo lunga, egli evaderà dalla realtà pensando alla birra (oppure stappandosene una, o due, o ventuno); se buca una gomma in autostrada, il primo pensiero sarà “quanto passerà ora prima che possa farmi una cazzo di birra?”; se voi, stanche di tutto questo, lo lascerete, egli morirà di fame. Ubriaco, però.