Lista della spesa #65: siate affamati, siate folli. Ma, per carità, non siate Federico Moccia.

Oh, c’ho il blocco dello scrittore. L’ultima volta (poco più di un anno fa) l’avevo risolto alla maniera degli anni zero, cioè consultando Google (e proponendo poi un apposito kit anti-blocco). Oggi, riconsultando il famoso motore di ricerca, scopro quest’altra cosa, che non ho esitato a proporre come articolo settimanale per la rubrica “lista della spesa”:

Blocco dello scrittore? Prova con le minacce

Write or Die è un’applicazione per PC e iPad che ci costringe a rimanere attaccati alla tastiera fino a quando non raggiungiamo una scadenza o un numero di parole che ci siamo prefissati.

Antidoto al blocco dello scrittore, se osiamo fermarci somministra punizioni che variano dalla discreta pop-up che ci ricorda il nostro dovere (modalità “Gentle”) alla progressiva disintegrazione delle parole che avevamo sullo schermo (modalità “Kamikaze”).

 

La seconda cosa da fare per superare l’empasse è dare un’occhiata a youtube: qui mi sono imbattuto nei preziosissimi consigli di uno scrittore di prim’ordine. Un guru, un maestro, un letterato vero. Federico Moccia.

Si noti in particolare come, a partire dal minuto 1:18, il maestro spieghi al pubblico come “la scrittura ti coinvolge e ti estranea da quelli che sono gli avvenimenti, le cose accadute intorno”. Ora, che la scrittura fosse estranea a Federico Moccia risultava già sufficientemente chiaro; però ora, pur senza rendersene conto, l’ha dichiarato.

E io sento che oggi il mondo è un posto migliore.

 

Lista della spesa #64: viva il limone (ché frutto prelibato)

Come hanno sempre sostenuto gli Elio e le storie tese “Se parliamo d’amore, so quant’è importante limonare“. Come dargli torto, del resto?

Ma come fare se la crisi, lo spread, la disoccupazione galoppante, l’inflazione, il nasdaq, i bond, il caro benzina, l’iva, l’imu e tutto il resto vi hanno portato ad accettare un lavoro – part time e pure sottopagato – in provincia di Caserta, mentre voi siete di Bolzano? E come fare se anche la vostra famiglia è di Bolzano? E, soprattutto, come fare se pure la vostra ragazza è di Bolzano? Perché purtroppo l’equazione è semplice:

grande affinità+limone = amore

grande affinità – limone = grande affinità frustrata

Come evitare di sprofondare dal livello “amore” al livello “grande affinità frustrata” a causa della lontananza dal vostro partner (con conseguente impossibilità di limonare)? Ve lo svela la nostra “lista della spesa”, ovviamente: col “limonatore” a distanza!

Lista della spesa #63: questa non ve la potete perdere

La lista della spesa di appletini vi offre le migliori invenzioni in circolazione. E da dove arriva la maggior parte delle suddette invenzioni? Dal Giappone, ovviamente. E siccome appletini ama il Giappone (tanto da dedicargli un’apposita rubrica) è per me motivo di orgoglio ma soprattutto di giubilo, in questi giorni dedicati al digiuno, al pentimento e ai “fioretti”, riuscire in un colpo solo a presentarvi un articolo indispensabile per chiunque voglia vivere un’esistenza tranquilla  e nel contempo poter parlare bene ancora una volta dei nostri amici orientali, che sono proprio gli inventori dell’articolo in questione.

GIAPPONE

Come difendersi dai chiacchieroni
(silenziandoli con una pistola)

Un prototipo tecnologico in grado di arrestare le parole
di una persona in breve tempo e a distanza di alcuni metri

 

Sei irritato (per usare un eufemismo) dai discorsi di un vicino in biblioteca che parla al cellulare ad alta voce? Sei tediato dal passeggero dell’autobus che sproloquia in continuazione senza darti tregua? Vorresti mettere magicamente (e temporaneamente si intende) il silenziatore a un professore verboso o a un collega petulante? Esiste un apparecchio miracoloso per esaudire le tue fantasie e spegnere i disturbatori e i noiosi di tutto il mondo all’istante e in modo assolutamente innocuo.

UN COLPO SOLO – La pistola silenziatrice SpeechJammer è stata inventata da due giapponesi per salvare l’umanità dalla logorrea: basta un colpo, un colpo solo, e il verboso vicino/collega/docente verrà annientato nel giro di pochi secondi. E’ come schiacciare un interruttore e spegnere il chiacchierone di turno, anche a parecchi metri di distanza, esaudendo il sogno proibito e quotidiano di tanti pacifici pendolari, lettori, bagnanti, impiegati, studenti. Chiunque insomma.

UN MICROFONO E UNO SPEAKER – Il device è stato ideato da due ricercatori nipponici, Kazutaka Kurihara del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology, e Koji Tsukada, della Ochanomizu University in Tokyo. Si basa su un apparecchio dotato di un microfono che registra la voce della persona e attraverso un altoparlante la restituisce con un leggerissimo ritardo rispetto alle parole pronunciate. In questo modo il parlatore viene sottoposto al suono delle sue stesse parole, ma il tempo di latenza gli impedisce di auto-ascoltarsi, mandandolo in confusione totale e zittendolo con decisione.

TUTTI I MODI DI UTILIZZARLO – «É una reazione scientifica», spiegano coralmente i due ricercatori: nessuno è in grado di parlare senza ascoltarsi in tempo reale e percependo le sue stesse parole sfasate nel tempo. I due bizzarri inventori si sono a loro volta ispirati a un congegno già esistente e utilizzato in campo medico per la cura della balbuzie: il delayed auditory feedback (DAF). Il DAF può considerarsi infatti il progenitore dello SpeechJammer, con l’unica differenza che quest’ultimo è stato progettato per “colpire” il prossimo anche a distanza e coattivamente, mentre il DAF viene usato solitamente con delle cuffie. Volendo fare i complottisti la pistola silenziatrice potrebbe avere anche degli usi sinistri e in una sua versione più gestibile ed estrema potrebbe essere impiegata da governi repressivi o da spietati criminali per mettere, in maniera nemmeno troppo metaforica, il bavaglio alla gente. In tutti i casi per il momento è solo un prototipo, ma se entrerà in commercio lo SpeechJammer, se non fosse per le attuali dimensioni abbastanza ingombranti, potrebbe presto entrare a far parte del corredo quotidiano delle borsette, borselli, marsupi e ventiquattro ore: come la penna, lo specchietto, il cellulare e le chiavi.

(fonte: corriere.it)

Tu chiamale, se vuoi, riflessioni

Non mi sono mai piaciuti i blog nei quali la gente racconta i fatti propri: sarà che non ho la tendenza a parlare di me, forse, e di conseguenza non ho interesse a leggere nemmeno ciò che gli altri scrivono di loro stessi: in fondo nemmeno li conosco. A meno che – e questo fa la differenza – non lo si faccia con stile: se la figura di merda che avete rimediato in Posta diventa un aneddoto divertente, il vostro nuovo amore si traduce in una poesia degna di tal nome e il vostro piede rotto è occasione per scrivere un accattivante articolo sulle condizioni della sanità nazionale, allora mi interessa. D’altra parte il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose, diceva Wittgenstein. Ma se mi venite a raccontare che ieri avete fatto un giro al parco e basta, ecco, non mi interessa. Lo so, cosa state pensando: ok, l’introduzione l’hai fatta: quando arrivano le cazzate? La verità è che non so se ci saranno cazzate, in questo post: sto improvvisando. Diciamo che sto giocando con la vostra attenzione. Il fatto che questo blog abbia delle rubriche a cadenza più o meno setitmanale mi consente di dargli una parvenza di organizzazione, di aggiornarlo quasi tutti i giorni e di pararmi il culo quando non sono in vena di scrivere. Ma a volte può diventare terribilmente noioso,e quindi oggi ci metto un po’ di tutto. Un po’ di me, forse. Ma non alla maniera che ho appena dichiarato di odiare, ovviamente. O almeno ci provo.

Ad esempio potrei parlare del nuovo disco dei Farmer Sea, che sto ascoltando ed apprezzando da qualche giorno. Potrei scriverne una recensione come in altri blog viene fatto, anche dai non addetti ai lavori. Ma non recensirò un disco che con tutta probabilità non avete ancora sentito e che forse non andrete a cercarvi dopo aver letto il mio modesto parere a riguardo: vi tendo la mano e ve lo faccio direttamente ascoltare.

(dal sito ufficiale: www.farmersea.it)

Che altro? Ah, sto (ri)leggendo la biografia di Stephen King, che è pure un manuale di scrittura, ed alcuni passaggi risultano essere particolarmente interessanti. Questo, ad esempio:

Se una persona in totale padronanza delle sue facoltà mentali è in grado di scopare come se fosse fuori di testa – arriva addirittura ad andarci, fuori di testa, nel fuoco di quella passione – perché gli scrittori non dovrebbero essere capaci di sbiellare rimanendo sani di mente?
Bello, no?
E poi… ah, sì, uno delle poche controindicazioni dell’essere sprovvisti di un compagno/a di vita è la spesa: le porzioni per i single non sono quasi per nulla contemplate nel nostro Paese:

“Salve, vorrei una bistecca.”  “Guardi, se prende la confezione da dodici chili risparmia il trenta per cento.” “E che diavolo dovrei farmene di dodici chili di roba? Vivo da solo!” “Beh, la metta in freezer!”

Avete intenzione di andare a vivere da soli? Date retta a me, non fate il mio stesso errore: fatevi costruire una stanza freezer all’interno della casa, di almeno venti metri quadrati. Al limite potrete sempre recuperare le spese affittandola a Rocky Balboa per allenarsi. E poi guardatevi la parodia di Rocky di Rémi Gaillard. E poi comprate questa figata:

Il vaso da balcone che diventa griglia per single


Vivere in città, specialmente in condominio, significa non avere abbastanza spazio per tutto quello che si vorrebbe, barbecue incluso. Mettere una griglia in balcone significa non avere più spazio per le piante e, spesso, neanche per muoversi. La combinazione tra vaso per piante e griglia proposta da Erbe, però, è davvero molto interessante, per quanto strana.
La parte alta è un normale vaso da balcone in cui potete far crescere le vostre piantine aromatiche. Quando la alzate, la parte sotto diventa una mini griglia in ceramica termo isolata, con una superficie di cottura di diametro pari a 29 cm: giusta per una bistecca media. Un’idea geniale, non c’è che dire. Peccato che costi un po’ tanto per essere una griglia da single: 124 dollari (circa 100 euro).

(fonte: gizmodo.it)

Ieri sera, mentre facevo due passi, ho trovato un portafogli e un cellulare per terra. Ho scorso la rubrica fino alla voce “papà”, ho chiamato e mi sono accordato per restituire il tutto. Arrivato dalla tizia in questione, questa mi ringrazia sentitamente, apre il portafogli, verifica che i suoi cento euro non siano stati toccati e mi dice ti devo qualcosa?

Se avessi voluto dei soldi te li avrei fregati dal portafogli forse non è stata la risposta più brillante che potessi dare, in effetti.

Direi che per oggi è tutto: come vedete, all’interno di questo post nato a caso e proseguito in maniera altrettanto casuale mi sono già giocato una delle rubriche settimanali, la nostra lista della spesa. Ma chissenefrega. Chiudo con un altro passaggio del libro di King che si chiude con una citazione che personalmente ritengo fenomenale:

Il problema di ciò che volete dire è fondamentale. Se ne dubitate, pensate a tutte le volte che avete sentito qualcuno affermare: «Non so proprio come descriverlo», oppure: «Non è quello che intendo». Pensate a tutte le volte che voi vi siete espressi, di solito in un tono di lieve o profonda frustrazione. La parola è solo una rappresentazione del significato; anche nel migliore dei casi, la scrittura resta quasi sempre un passo indietro rispetto al pieno significato. Stando così le cose, perché in nome di Dio dovreste peggiorare la situazione scegliendo una parola che è solo cugina di quella che avevate veramente intenzione di usare?
E considerate senz’altro ciò che è più adatto; come ha osservato una volta George Carlin, in certi ambienti va benissimo cazzare la scotta, ma quanto mai inopportuno scottarsi il cazzo.