Il prezzo della vita in tempo di saldi

Sono cominciati i saldi. Essi esistono più o meno da quando esiste il lavoro (sono cominciati poco dopo l’invenzione del lavoro stesso, in realtà: infatti, chi fa il mestiere più antico del mondo generalmente non applica sconti in particolari periodi dell’anno. Tende anzi a rispondere con un secco “vaffanculo!” quando si cerca di trattare. Me l’ha detto un amico, eh). Sta di fatto che le persone si catapultano nei centri città e nei centri commerciali per approfittare delle ghiotte occasioni che gli consentiranno di risparmiare fino al 70% (ma a volte anche di più, mi dicono) sul prezzo originale del prodotto acquistato. Cioè: un bel risparmio. Infatti, anche le persone che non possono permettersi grandi acquisti tendono a fare grosse spese in questo periodo, perché “è verò, il periodo è quello che è, però così risparmiamo”, ma sempre “senza esagerare” (secondo la Confcommercio ogni italiano spenderà in media 168€, stima però ritenuta ottimistica). Ma cerchiamo di ragionare un poco su questa cosa e capire quanto effettivamente riusciamo a tenerci in tasca, e a che prezzo. Diciamo si possa assumere come vero che i saldi fanno calare il prezzo dei prodotti entro un range che va dal 10% al 70%, in linea di massima. Quindi, entrando a caso in un negozio e comprando merce in saldo, si avrà un risparmio medio del 40% sul costo originale. Quindi spendendo i 168€ di cui si parlava prima, il risparmio sarà di ben 67,20€. Ora, siccome sono in ferie e non ho proprio un cazzo da fare, ho fatto un piccolo esperimento: ieri (ultimo giorno pre-saldi) mi sono recato in un frequentatissimo centro commerciale, ho parcheggiato abbastanza agevolmente, mi sono fiondato in un negozio di abbigliamento e ho fatto un giro. Era semivuoto, vuoi perché fosse un anonimo Mercoledì pomeriggio, vuoi perché fosse il giorno prima dell’inizio dei saldi. Ho guardato qualche maglia, trovato un maglione carino che però al momento non mi serve proprio, addocchiato (e provato) un paio di jeans che non si sa mai, valutato l’acquisto di un paio di guanti per sopperire all’assenza di circolazione nelle mie mani. Questo giro (compreso il tempo di parcheggio) è durato circa trenta minuti: alla fine non ho acquistato niente, ma se mi fossi recato in cassa in quel momento non avrei dovuto aspettare, perché non c’era nessuno. Diciamo che, compreso il pagamento, ci avrei messo circa trantacinque minuti in totale, compresa l’uscita dal parcheggio. Stamattina alle ore 11.00 circa mi sono recato nuovamente nello stesso posto: dopo aver trovato un posto auto bestemmiando in aramaico antico (undici minuti) ed effettuando l’innovativo parcheggio “a doppia V” che andrò presto a brevettare, sono entrato e mi sono accomodato nello stesso negozio di ieri. Mancavano solo i tizi che che fanno il gioco delle tre carte e si sarebbe potuto pensare di essere in un autogrill a pasquetta, verso l’ora di cena. Difficoltà a muoversi, difficoltà a guardare la merce, coda alle cabine di prova. Io mi sono limitato a fare un giro guardando le stesse cose che avevo visionato ieri: sta di fatto che, causa sovraffollamento, taglie che non si trovano, roba in disordine, gente che va e viene e cabine di prova inaccessibili non ho trovato tutto quello che avevo visto ieri (la maglia che avevo visto il giorno prima era rimasta solo in taglia XXL, ad esempio). Non ho fatto la coda ai camerini per riprovare i jeans (vi voglio bene, ma non così tanto), ma diciamo che se l’avessi fatta, in totale probabilmente avrei impiegato circa una cinquantina di minuti (francamente credo di più, ma diciamo cinquanta), tra visionatura dei capi, recupero della taglia corretta e camerino. Quindi mi sono girato e ho guardato la cassa, o meglio, la coda alla cassa. Se avessi fotografato la scena e l’avessi spacciata come coda alla mensa della Caritas, non credo che qualcuno avrebbe potuto dubitarne. C’era gente che stava morendo di fame (“sono qui dall’ottantadue”, mi ha dichiarato un vecchietto), persone convinte di trovarsi a Narnia, altri che dicevano di essere arrivate a bordo di Falcor, altri ancora in preda ad episodi mistico-megalomanici. Ma non siamo qui per un compendio di psichiatria spicciola: limitiamoci al tempo impiegato. Venti/venticinque minuti di coda, a occhio e croce. Io ovviamente non ho acquistato niente, quindi me ne sono andato a bermi un caffè al bar (nel quale non c’era coda, perché sul caffè non ci sono i saldi).

Totalone della mattinata:

– Parcheggio: undici minuti;

– Visionatura capi, scelta della taglia, camerino: cinquanta minuti (ho approssimato per difetto, come dicevo prima);

– Pagamento/coda alla cassa: venticinque minuti.

– Uscita dal parcheggio: sette minuti.

Totale: Novantatrè minuti

Quindi, diciamo che, pur non essendo un esperimento scientifico, possiamo approssimare che lo stesso acquisto effettuato in un giorno di saldi, piuttosto che in un giorno qualsiasi, comporta più del doppio del tempo (nel nostro caso, trentacinque minuti contro novantatre, cioè cinquantotto minuti in più) oltre al non indifferente stress correlato (parcheggio, coda, casino). Però, chiaramente “lo si mette in conto”: si risparmia molto ma si sa che, siccome gli altri non sono così tordi da starsene a casa, ci vuole più tempo per gli acquisti, e bisogna andarci subito, per evitare che finiscano i prodotti. Ora però facciamo un calcolo un po’ diverso: prendiamo il denaro che abbiamo risparmiato (67,20€) e dividiamolo per i minuti che abbiamo impiegato “in più” scegliendo di andare ad acquistare la merce in giorno di saldi (cinquantotto): il risultato è 1,15. É il nostro risparmio al minuto: niente da dire, è una buona cifra. Guardandola in ottica “lavorativa”, vorrebbe dire esser pagati sessantanove euro all’ora, e non credo capiti a molti. Guardandola da una prospettiva più filosofica, invece, è il prezzo che diamo alla nostra vita in quel momento: stiamo volutamente impiegando cinquantotto minuti della nostra vita più del necessario, valutandola 1,15€ al minuto. Non biasimo nessuno: ognuno fa i suoi conti, sia chiaro. Faccio retorica? Forse.

Poi però sono andato a casa, mi sono fatto un risotto con i funghi mettendo dell’ottima musica di sottofondo, ho sorseggiato un bicchiere di rosso, ho bevuto un ottimo caffè e mi sono letto qualche capitolo di un buon libro, sul divano, col gatto in versione coccolosa spaparanzato sulla mia panza. Cinquantotto minuti, ci ho messo.                                        E allora io, a comprare i vestiti, ci vado un’altra volta.

 

 

xkè certe kose kontano.

QSFB: Senti un po', ma perché voi ragazzetti di oggi scrivete tutto abbreviato, con le "k" e tutte quelle altre cazzate?

Tizia: Xkè è cs k si scrv oggi, è + vloce

QSFB: Si, ok, però scusa, se al posto di scrivere "vloce" avessi digitato anche la "e" che mancava, non credi che in fin dei conti ci avresti messo praticamente lo stesso tempo?

Tizia: xò ksì faccio prm qnd devo scrv tant!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

QSFB: Cioè, ti fai le menate per risparmiare una lettera e poi metti seicento punti esclamativi?

Tizia: xkè qll non cntano!!!!!!!!!!!!! ——–{—(@

QSFB: Cazzo vuol dire che non contano? Sprechi del tempo per metterli (oltre al fatto che in italiano non si usano, tutti quei punti esclamativi, ma ho la netta sensazione che parlare di lingua italiana con te sia come parlare di bloody mary con Dracula)! E poi cos'è quell'altra roba dopo i punti esclamativi?

Tizia: k kzz dici? Io lo cnsc l'ita, nn sn mica dfcent! E qll è una rs!

QSFB: Una… che?

Tizia: Una rs! Cpsc l'itliano?

(cioè, non so se mi spiego: mi ha chiesto se capisco l'italiano, la zoccola)

QSFB: Una rs. Certo. E l'italiano lo conosci. Senti un po', ma… così, eh, per curiosità… participio passato di "aggiungere"?

Tizia: K kzz ne sò? Sn cs da sfgati!

QSFB: Ah, già. Certo. Ma, senti un po', che diavolo hai di così importante e lungo da fare per dover risparmiare tempo abbreviando la scrittura?

Tizia: Nnt!! Sn in vcnz fn a Sttmbr!

QSFB: Quindi?

Tizia: Qnd nnt! K palle k 6! 6 un vekkietto di mrda!

QSFB: Scusa, mi lasceresti un secondo? Ho bisogno di qualche minuto per scriverti una cosa. Sai, noi all'antica ci mettiamo del tempo.

Tizia: Ok.

QSFB (venticinque minuti più tardi):

 

                                                              
                                    …….. …                            …………………………..  ..?DMMMMNMMM$  . ……
                                …?++$:~MMMOMZI ..                             
                                ,~MM . .:MMIDNMM? .                             
                                .INM….MMM.7MMM8,.                             
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                            . .OM$D..   …., NMMM.                             
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                     .,:MD.             ..N~I7.                                 
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         ..O$MMO.         .8M8M+. .         . M8D=                              
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         . .:?8NMMMMM8MNMM+MMMMM…         .:M….                             
            . …=?:=?+:+.I788MO. … .   ..,87=.                               
            … …..    . .=$MMMZOMNM=IMZMMMM. . .                             
                         . .=8MM8DO8$8MOMMMZ=, .                                


Tizia: Ma… cs è?

QSFB: É un kzz. Guard! Ha la stss form della tua test!

 

“Chi fuma muore”. Ma gli altri?

Se è vero, come sta scritto sui pacchetti di sigarette, che "chi fuma muore", penso che presa così potrebbe voler dire che chi non fuma non muore: chi non fuma sarebbe dunque immortale. La cosa che mi turba è che di non fumatori ce ne sono tanti, quindi tanti immortali. Ma io non voglio condividere questo potere con nessuno, quindi dovrò far fuori tutti i non fumatori del pianeta. Una cosa alla Highlander, insomma: alla fine ne resterà solo uno. Il modo per ucciderli è infilargli sigarette accese in bocca, a tradimento.
E io sono già munito di un pacchetto di Marlboro e una fiamma ossidrica.
Morirete tutti sotto i colpi della mia nicotina, maledetti non fumatori.

 

Giappone&dintorni

Rieccoci con la nuova rubrica "Giappone&dintorni": ogni settimana, ma forse ogni mese, o magari mai più,insomma, quando ci pare, vi propineremo video, foto e notizie rigurdanti i nostri amici orientali. Colgo l'occasione per annunciare che appletini.it è CHIUSO PER FERIE fino a Lunedi: si riapre Martedi 17 Maggio. Lo staff si trasferirà per qualche giorno a Barcellona per meditare sulle pericolosissime iniziative da proporvi (e nel frattempo bere della birra). In caso di decesso di qualche componente del team durante la trasferta (ipotesi tutt'altro che improbabile), provvederemo ad indire un bando per l'assegnazione del posto vacante all'interno del CdA appletini. Le principali cariche dello stato iberiche ci stanno aspettando con trepidazione: l'ultima volta che appletini è stato in Spagna, il prodotto interno lordo del paese è aumentato del 2,4% e la fabbrica di birra Estrella ha esaurito le scorte per i prossimi tre anni.

No, non siamo degli alcolizzati: è che ci piace muovere il mercato.

Ed ora, ecco i nostri fantasmagorici Holly e Benji umani!