Che fine hanno fatto i personaggi di Street Fighter?

Tutti hanno giocato almeno una volta al videogioco Street Fighter.

Rettifico: tutti gli esseri umani di sesso maschile hanno giocato almeno una volta al videogioco Street Fighter. Gli esseri umani di sesso femminile lo conoscevano come conseguenza: da adolescenti, invece di tentare i primi approcci con le ragazze, noi maschietti passavamo i pomeriggi a cercare di capire come fosse possibile che un magrissimo indiano con gli arti allungabili potesse sconfiggere un fighissimo e biondissimo soldato americano, oppure un russo dalle proporzioni gigantesche. Anche se la domanda principale, che era un po’ una questione di priorità rispetto alla vagina, era la seguente: com’è possibile che se quell’indiano lo prendo io fa cagare, e se invece me lo trovo contro è un fenomeno?
E giù di gettoni (mille lire tre gettoni, che però non andavano mai acquistati da Bruno ma dalla Sciura Betta, che se era in buona te ne regalava uno) per imparare ad usare l’indiano. E poi il mostro verde elettrico. E il panzone orientale che fa il missile.
Comunque.
Per chi non conoscesse il suddetto videogioco (ma io credo fermamente che non vi sia nessuno con questa mancanza), ecco spiegato in breve di cosa si tratta QUI.
Ah, dimenticavo una cosa importante: forse a qualcuno il nome Street Fighter non dice niente. Sicuramente sarà perché lo conoscete col nome originale: ストリートファイター

Street Fighter è stato anche la causa di uno degli errori più grossolani della storia, nel suo piccolo: all’oratorio del mio paese, tutte le domeniche, c’era la coda per giocarci, ma dopo poco tempo il videogioco sparì. Si scoprì poi che la motivazione era “è un gioco troppo violento, contrario ai princìpi che l’oratorio vuole diffondere”. Allora i ragazzi (me compreso) si sfogarono tentando le mosse tra di loro, con risultati ortopedicamente rilevanti, soprattutto quando si tentava di copiare i movimenti di Dalshim, l’uomo dagli arti allungabili.

Durante l’ultimo ritiro montano di appletini.it (il secondo di fila: ci stiamo tenendo in allenamento per lappletini drugs&beer summer fellatio tour 2010) si è ampiamente discusso su un argomento fondamentale: che fine hanno fatto, a distanza di anni, i personaggi di Street Fighter? Percepiranno una pensione? Avranno aperto delle scuole di combattimento? Faranno gli operatori ecologici a Bassano del Grappa?

Tramite una ricerca incrociata, indagini sul campo, interviste mirate, ma soprattutto grazie agli ottimi rapporti di QuandoSiFaBuio con l’FBI e la CIA, abbiamo scoperto quanto segue.

Incollatevi alle sedie e sgranate gli occhi: alcuni hanno avuto una vita quantomeno pittoresca.(cliccando sul nome del combattente potrete visualizzarne l’immagine)


Blanka: mostro verde dalla potentissima scossa elettrica, era uno dei più gettonati tra i ragazzi perché per superare i primi schemi del videogioco era sufficiente schiacciare ripetutamente il tasto della scossa. Chi riusciva a terminare il gioco con Blanka aveva la possibilità di vedere una scena dolcissima: alla fine del torneo il mostro tornava dalla mamma in Brasile.

Quello che non sapevamo, e che abbiamo scoperto, è che quando Blanka era partita per partecipare a Street Fighter la madre brasiliana si chiamava Paola, al suo ritorno era diventata un uomo e si faceva chiamare Nicholas. La convivenza è diventata quindi difficile e Blanka, sconvolta, è ripartita con destinazione Stati Uniti.

Dopo una breve esperienza come generatore di corrente presso il supermercato LIDL di Vancouver, ha lavorato per circa un anno per la Chrysler come batteria di riserva per auto. Qui è stata notata da un produttore cinematografico rimasto in panne sulla Vancouver – Reggio Calabria ed è entrata nel mondo del cinema. Dopo alcune apparizioni come comparsa in diversi film (tra cui Corto circuito Alta tensione), ha finalmente raggiunto il successo come cartone animato con il capolavoro Blanka&Bernie, nel quale risulta però irriconoscibile.Successo che però è durato poco e, alla fine, è tornata in Brasile ed ha seguito le orme della madre, ora padre, e si fa chiamare Pablo.


Chun-Li: Sogno erotico di molti adolescenti degli anni ’90 (dopo Sabrina Salerno, ovviamente) era rinomata per la possenza dei suoi calci. Proprio grazie a questa dote, terminato il torneo di Street Fighter (che le ha donato una certa notorietà), è stata acquistata dalla Sanbenedettese, in comproprietà con il Changchun Yatai, squadra del suo paese natale, la Cina. Visto il suo buon rendimento la Sanbenedettese ha acquistato la restante metà del cartellino l’anno successivo, girandone poi un terzo alla Pro Patria. Da giocatrice si è spinta fino alle soglie della serie A, militando nelle file dell’Ascoli al fianco di Walter Casagrande.

La sua carriera da calciatrice terminò senza infamia né lode. Si è rifatta però negli ultimi anni togliendosi molte soddisfazioni come allenatrice: visibilmente invecchiata, tanto da risultare irriconoscibile rispetto al videogioco, è arrivata ad allenare anche la nazionale italiana, vincendo il Mondiale tedesco del 2006 col nome di Chun-Lippi.


Dhalsim: Il famoso indiano dagli arti allungabili. Anche per lui abbiamo qualche comparsata nel cinema, come sosia di Gandhi. I suoi arti snodabili non potevano però non attirare l’attenzione del mondo della ristorazione: ha lavorato per anni in un ristorante indiano, l’unico posto al mondo con duecento posti a sedere ed un solo cameriere, che distribuiva piatti e bicchieri direttamente dalla cucina.

Terminata questa esperienza, ha aperto un kebab a Pavone Mella (BS), che tuttora gestisce.


E.Honda: Giapponese affetto da Parkinson, ha fatto della malattia il suo punto di forza. La lestezza della sua mano lo rendeva un lottatore temibile, e dopo un periodo di depressione post-torneo ha ripreso in mano la sua vita alla grande, lavorando come imbianchino per diversi anni, prima di rientrare nel mondo dello sport. Ha corso per anni con la casa motociclistica sua omonima raggiungendo buoni risultati, prima di bersi il cervello e firmare un contratto con una diretta concorrente. Ora si fa chiamare E.Suzuki. Ah, dimenticavo: la “E” del nome sta per “Elvis”.

Guile: Soldato americano non particolarmente gettonato dai ragazzi, con capigliatura poco proponibile. Molti pensano, come l’apparenza lascerebbe credere, che sia stato interpretato da Jean Claude Van Damme nel film Street Fighter (essì, hanno fatto pure il film): in realtà è lo stesos Guile che interpreta sé stesso, e Van Damme è quello nel videogioco. Il nome completo è infatti Guile Van Damme.

Ken: Finisce nel videogioco in seguito ad una lite con il fratello Raul: Ken era intenzionato a continuare sul filone delle sette stelle di Hokuto, mentre Raul preferiva concentrarsi sulla ricerca delle sette sfere del drago insieme a Goku. Alla fine, Raul si traferisce a Cremona, dove intraprenderà la carriera di mago. Ken diventerà una delle principali star del videogioco, e parallelamente diventerà molto famoso anche come cartone animato. Alcuni sostengono abbia avuto una lunga storia d’amore con Barbie, una modella americana.

Ryu: Molto gettonato nel videogioco, la sua carriera non spicco perché era completamente assorbito dalla sua ditta di tonno, la Ryu Mare. Per lui era una vera e propria ossessione, tanto che nel videogioco era l’unico che al posto di lanciare sfere di energia lanciava le temibili “insalatissime”.

Zangief: Lottatore della Russia comunista dalle gigantesche proporzioni, non avendo avuto molto successo nel videogioco è stato punito dai vertici del partito, congelato e venduto a trance in un supermarket rionale alle porte di Magadan (gli esperti ritengono questo atto punitivo un vero e proprio tributo a Fantozzi, molto apprezzato in Russia). Si narra che i tranci di Zangief abbiano sfamato l’Est del paese per decenni. Un destino completamente opposto a quello di Ryu, non vi pare?

Per ora non abbiamo notizie sui quattro “boss” di Street Fighter II: Balrog, Vega, Sagat e Mr.Bison. Per certo sappiamo che hanno costituito per anni il nucleo centrale di una rock band di tributo ai Rolling Stones, la Streetfighterstoneband. Le altre notizie le stiamo ancora raccogliendo.

Concludendo: Accantonare (anche se temporaneamente) il sesso femminile per dedicarsi a Street Fighter, a distanza di anni lo considero un errore.

Ma posso camminare a testa alta: l’ho finito con Dalshim.

(nella prossima puntata parleremo dei personaggi di un altro classico del videogioco: mortal kombat!)





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    Un pensiero su “Che fine hanno fatto i personaggi di Street Fighter?

    1. ti sbagli…ci ho anche giocato… ma haimè io sono una nerd purista e il mio gioco rimane sopra tutti: tetris!

      al limite pacman!

      nonostante il mio uso smodato di elettroutensili per il bricolage e l'edilizia compreso flessibile con occhiali per taglio dell'acciaio (con relativa pioggia de scintille che fa molto industrial), nonostante i dubbi di molti trans al nuova idea di milano dove ho ballato nelle gabbie su vertiginosi tacchi a spillo, boa de struzzo e abitini in latex succinti atti a evidenziare i miei addominali quasi scolpiti (solo se li contraggo)…

      nonostante il fatto che da qualche settimana me sono privata integralmente di ogni traccia di pelo dal mio corpo…

      …ebbene si, sono una donna. Natural born woman and very horny…

      ma solo per il mio amore si intende…ecco.

      p.s. e a casablanca non ce penso nemmeno di andare, semmai faccio la drag king!

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