“Come va il lavoro? E la morosa ce l’hai?”: piccolo prontuario per difendersi dai convenevoli – prima parte

I convenevoli fanno parte della storia dell’uomo: si vocifera che un tempo i testicoli dell’ essere umano di sesso maschile avessero le dimensioni di una Drosophila Melanogaster (insetto che stimo, da quando ho scoperto che annega le delusioni amorose nell’alcol). Con l’avvento del convenevole ed il conseguente carico di smaronamento quotidiano

(calcolabile tramite la formula     convenevole  x    ,
                                                         tempo

dove  rappresenta il coefficiente δ di smaronamento universale)
essi hanno però raggiunto, negli anni, le dimensioni attuali. In tempi relativamente recenti, poi, l’implemento della superficie scrotale ha subìto un’ulteriore slancio grazie alle seguenti invenzioni: l’ikea, le partenze intelligenti, le domeniche di apertura dei centri commerciali, il curling, le code per curiosi in autostrada, l’ultimo giorno dell’imperdibile offerta televisiva della Mondial Casa, il matrimonio. L’avvento della playstation ha invece generato un meccanismo simile nelle donne che, secondo gli esperti di appletini, si ritroveranno ad avere dei testicoli di dimensioni paragonabili a quelle dei maschi entro il 2040, a meno che non si provveda per tempo allo smantellamento di tutte le consolle per videogiochi esistenti sul mercato. Anche nel caso delle donzelle, ovviamente, vi sono tanti altri elementi che contribuiscono all’ingrossamento dei tanto amati gemelli Scrotos: la Champions League, il poker, le auto sportive, le ruote delle auto sportive, le marmitte delle auto sportive, i cerchi in lega della auto sportive, le riviste di auto sportive e tutti gli altri passatempi tipicamente maschili (nel caso non ve ne foste accorti, sostituitendo il termine “maschili” con “idioti” il risultato non cambia).
Fatta questa doverosa premessa, è chiaro che non si può pensare di debellare qualcosa di antico quasi quanto l’uomo. E dunque, direte voi? Dunque bisogna conviverci, rispondiamo noi, ma c’è modo e modo. La vita è fatta di tante piccole battaglie: vincerle non ti cambia la vita, ma la migliora, almeno un po’. Quindi è necessario combattere: in un modo o nell’altro, tutti quanti ci siamo trovati a pronunciare frasi del tipo “Come va?”, “Bella giornata, eh?”, “Che caldo!”, “Quant’è solo bocca?”, e via dicendo. Come tante altre convenzioni che regolano i rapporti sociali tra gli esseri umani il convenevole è, se estrapolato dal contesto, un atto estremamente stupido: si dice una banalità aspettandosi che la risposta sia altrettanto banale. E ci può stare, sia chiaro: non è la fine del mondo sparare una frase del cazzo aspettandosi una risposta del cazzo, se questo contribuisce a mantenere l’equilibrio mondiale dei rapporti umani. Però (e qui entro nella sfera della terminologia tecnica) tutto ciò ha rotto i coglioni.
Come possiamo difenderci da questa piaga? Come possiamo restituire dignità alla parola? Come possiamo evitare di sentire le solite, tristissime frasi fatte? Come possiamo fantasticare che sia rosso di sera così da poter sperare nel bel tempo?
Una prima possibilità è la seguente: rispondere seriamente. È grottesco, lo so, ma è proprio questo a rendere l’espediente efficace: nessuno si aspetta una risposta sensata ad un convenevole. Facciamo un esempio pratico: Natale e Crocifissa si conoscono appena, e un giorno si incontrano in ascensore. Hanno alcuni piani da superare insieme e, si sa, il peggior nemico del convenevole è il tempo: più ne hai, meno efficace sarà il risultato. Il classico “come stai bene grazie e tu anche io grazie” non dura più del tempo necessario ad ascendere dal piano terra al piano primo, accrescendo il senso di disagio per tutto il tempo rimanente. Ecco un esempio di cosa fare, dunque:

– Ciao!
– Ehi, ciao!
– Anche tu qui?
– Già.
– Allora, ehm… come va?

E qui entra in azione il piano anti-convenevole.

– Bene, grazie. Cioè, sì, insomma, abbastanza, ecco. Per la verità non del tutto bene, insomma, ci sono alcune cose che… è che sto di merda, cazzo.
– …
– Voglio dire, che vita è? Che cazzo di vita è? Lavori come un mulo per poi ritrovarti a giugno a far di conto per capire se avrai abbastanza soldi per andare in ferie. Io non ci sto, cazzo! Sai cosa pensavo, ieri? Pensavo che le aspirazioni sono una fottutissima inculata! Lo sai cosa volevo fare io? Lo sai? Ma no, tu non sai un cazzo: io volevo fare la rockstar, porca di quella troia! La rockstar! Scrivere canzoni molto fiche e avere orde di ragazzine urlanti ai miei piedi, e invece sai cosa faccio? Servo panini in un cazzo di fast food! E così mi tocca lavorare di sera, il fine settimana… non chiudono mai, quei maledetti posti: mai!  Arrivi a casa che puzzi di piscio di elefante: perché non è mica olio, quello delle patatine, che cazzo credi? E tu, invece? Pensi di aver fatto una gran cosa, della tua vita? Eh? Ad un certo punto hai deciso che era ora di mettere la testa a posto, hai preso il primo pirla che si sia dimostrato in grado di sopportarti per un anno e te lo sei sposato: un tizio con il vestito sempre a posto e una laurea ad honorem in alettoni&cerchi in lega. Bella vita di merda.
Ah, a proposito: guarda che lo sanno tutti, che ti scopi il postino.
– …
– E tu invece, che mi racconti di bello?

Il secondo metodo è meno semplice ma altrettanto efficace: fingersi Cher. Qualunque sia il banalissimo approccio dell’interlocutore di turno, voi risponderete questo.

Per ora è tutto: nella seconda parte analizzeremo un’altra serie di metodi altrettanto efficaci. Auguri di buone feste e non dimenticate di deliziare tutti quanti con gli auguri natalizi di appletini.it!

 

Se apprezzi questo articolo, condividilo con i tuoi amici!

    3 pensieri su ““Come va il lavoro? E la morosa ce l’hai?”: piccolo prontuario per difendersi dai convenevoli – prima parte

    1. Io quando mi chiedono come sto rispondo REGOLARMENTE con la pura e semplice verità, se sto di merda (cosa che si verifica abbastanza spesso), rispondo che sto di merda, se sto bene rispondo che sto così così, perchè a dire che sto bene ho paura di sfidare la sorte, se sto così così, rispondo “non troppo bene”, perchè beh “così così” può voler dire “non troppo bene e non troppo male”, ma meglio mettere le mani avanti, non sfidare la sorte (di nuovo) e ragionare per difetto.
      Insomma, se mi incontrate in giro fate a meno di chiedermi come sto, è veramente meglio per voi.

    2. io trovo che al pari del convenevolo ci sia la barzelletta, l’aneddoto simpatico da raccontare con l’obiettivo, in realtà, di non raccontare niente di sé. E riuscire a sfornarne uno dietro l’altro, uno più simpatico dell’altro. A volte mi stupisco della capacità delle persone di usare la fantasia come difesa.
      Ogni riferimento a cose e persone non è per niente casuale.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *