Compiere miracoli quando non ti sta guardando nessuno

In questi giorni sono un po’ indaffarato, ma non vorrei mai lasciar passare troppo tempo senza aggiornare il blog, che poi voi smettete di seguirlo e io mi deprimo e mi ritrovate sul ciglio di una strada coperto di cenci mentre tento di vendere le stalattiti che mi si sono formate sotto la barba a cinquanta centesimi al pezzo, spacciandole per ghiaccioli (al gusto di barba, per l’appunto). A proposito di ghiaccioli: ieri il mio micio Walker Texas Zolfanello Boomerang Gesù D.B. Olyfield Lupin era a spasso per i vigneti, così prima di uscire gli ho lasciato la ciotola di fuori, sotto il portico. Avete presente quelle ciotole doppie in cui da una parte metti il cibo e dall’altra l’acqua? Ecco, quella. Al mio ritorno scopro che alcune crocchette erano finite nello scomparto dell’acqua, che nel frattempo si era ghiacciata, e trovo il gatto che sta leccando questa sottospecie di ghiacciolo al gusto crocchetta con un’aria non troppo felice. Una scena di una tristezza inenarrabile.

La sera, poi, mi reco all’allenamento e, al termine di questo, mi soffermo un minuto più degli altri in palestra. Nel fare stretching (nel fingere di farlo, più che altro) steso per terra con il viso rivolto verso l’alto noto un pallone incastrato tra le travi, sul tetto. E qui, come ben potete immaginare, scatta il delirio di onnipotenza: prendo un secondo pallone, lo tengo tra le mani e lo colpisco al volo con un destro di collo pieno. Risultato: centro in pieno la palla incastrata tra le travi, che come per magia si sgancia e cade al suolo, ringraziandomi per averla liberata da quel pluriannuale supplizio. Ora, se c’è una cosa che il gioco del calcio ci ha insegnato è che dopo un gol bisogna esultare come degli imbecilli, indipendentemente dalll’importanza della partita, fosse anche Pedesina-Morterone (se questi due nomi non vi dicono nulla abbiate la compiacenza di andare a sbirciare la lista dei comuni più piccoli d’Italia, che potete trovare QUI, e scoprirete che hanno rispettivamente trentaquattro e trentasette abitanti: praticamente giocano tutti a calcio. Il Morterone, ad esempio, ha in porta la signora Clotilde, novantotto anni portati discretamente. Un paio d’anni fa, durante una partita, una pallonata la colpì al petto centrando in pieno il tastino del Salvalavita Beghelli, che cominciò a far partire telefonate d’aiuto a parenti ed amici, tra i quali figurava anche Batman).

Così, seguendo alla lettera il copione del ho-fatto-gol-sono-un-gran-fico-quindi-devo-esultare-come-un-pirla  mi sono girato alzando le braccia al cielo e urlando “vi lascio la pace, vi do la mia pace” e, perdio, non c’era nessuno. Nessuno, cazzo. Solo un’eco di risate proveniente dallo spogliatoio.
Allora ho preso in mano il pallone che avevo appena disincastrato dal tetto, ho mirato nuovamente verso l’alto, ho tirato un destro secco a sorprendere la trave e l’ho fatto incastrare esattamente nello stesso punto di prima; infine, ho raccolto i miei stracci e mi sono levato dai coglioni, senza farne parola con nessuno.  Che cazzo.

(la parte in cui faccio incastrare nuovamente il pallone sul tetto potrebbe essere inventata, ndr)

 

Se apprezzi questo articolo, condividilo con i tuoi amici!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.