Cose davvero importanti nella vita

Quando ero piccolo mio nonno ripeteva sempre “scrivi le cose che ti succedono, così quando sarai vecchio e rincoglionito come me le potrai ricordare, e quando non ci sarai più resterà memoria di te nei secoli dei secoli”.
Amen, rispondevo io.
Ma un giorno decisi di ascoltarlo, così, per gioco, e cominciai davvero a scrivermi tutto. Qualunque cosa mi accadesse, io la scrivevo: una bambina che mi piaceva, un giocattolo rotto, la mia nuova collezione di zampe di ragno.
Per dire, mi annotavo davvero tutto.
Dopo qualche settimana tornai da lui col taccuino in mano e un fantastico sorriso a dieci denti (gli altri li stavo cambiando) e glielo mostrai. Lui lo lesse, mi guardò a sua volta con un sorriso compiaciuto (a dieci denti pure il suo, che gli altri li aveva persi) e disse: buttalo.
Non afferrai subito il concetto, perché nel frattempo stavo riflettendo sul fatto che Dio deve aver pensato che il numero di denti al mondo deve essere sempre uguale: è per questo che ai bambini crescono e ai vecchi cadono. O meglio: ai bambini molto piccoli crescono, e crescono perché ai bambini un po’ più grandicelli cadono, ma poi a questi ultimi ricrescono perché nel frattempo cadono ai vecchi. Cioè, è una specie di cessione reciproca dei denti, no? Una catena di Sant’Antonio dentaria.
Allora ho ripreso il mio taccuino e me sono tornato a casa, mi sono messo sul letto e lì ho cominciato a pensare. Perché prima mi aveva detto di tenere un taccuino, e poi di buttarlo?
Fu così che il giorno seguente mi presentai da mio nonno per chiedere spiegazioni, e lui stava facendo la cacca.
Mi avvicinai alla porta del bagno, bussai e dissi: « nonno!»
E lui: «Sto cagando!»
E io: «Sì, l’avevo intuito! Ma com’è ‘sta cosa del taccuino?»
« Quale cosa del taccuino?»
« Ma sì, quella cosa che devo buttare il taccuino…»
E lui: «solo le cose importanti, devi scrivere!»

Le cose importanti.

«E quali sono le cose importanti, nonno?»
«Quelle che devi scrivere perché sono troppo grandi per tenertele dentro.»
«Nonno?»
«Dimmi!»
«La tua cacca quanto è grande?»
«Aah… lascia stare: scrivi quello che ti pare.»

E così ho fatto.

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