Dammi tre parole: entropia, follia, nutella

La nostra rubrica “dammi tre parole” funziona così: voi mi suggerite – sulla pagina appletini di facebook oppure all’indirizzo mail posta@appletini.it – tre “parole chiave” da utilizzare, e io ci scrivo il post; fermo restando che scrivere una storia è un po’ come tessere una tela, e io non sono un ragno.

Le tre parole gentilmente proposte da un’affezionata lettrice sono: entropia, follia, nutella.

 

L’altro giorno stavo tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro e mentre parcheggiavo di fronte alla mia magione ho notato un certo traffico davanti all’ingresso del giardino del mio vicino: un tizio a bordo di un piccolo trattore col quale trainava un carretto carico di piante di vario tipo stava scaricando l’ingente quantità di vegetali proprio lì, sul marciapiede, appena fuori dal cancellino. Incuriosito mi sono avvicinato chiedendo lumi e pensando tra me e me: “Dopo aver appeso una cicogna gigante all’ulivo in giardino quando è diventato padre, quale altra accattivante iniziativa avrà in serbo questo imbecille per me ed il vicinato tutto, stavolta?”. Ho così scoperto che la casa di fianco alla mia in questo periodo diventerà nientepopodimenoche la “prima stazione” della via crucis del paese. Ora, per quanto la via crucis abbia nella mia vita la stessa importanza che può avere la scritta “La legge è uguale per tutti” nell’aula in cui si tiene il processo a Berlusconi (cioè zero, se qualcuno non propriamente brillante non avesse colto l’ironia) la cosa non è particolarmente di mio gradimento, perché avere un via vai di fedeli che venerano un marciapiede – perché per quanto abbellito con dei ceri da morto e una quantità di piante da far invidia alla foresta amazzonica, resta sempre e comunque un marciapiede – non corrisponde esattamente al mio concetto di felicità.

Questa è la premessa: ora vi racconterò cosa mi è successo la notte stessa.

Rientrando a casa dopo una serata piuttosto tranquilla sono passato nuovamente di fronte a quell’altarino, con i suoi ceri (li tengono accesi ventiquattro ore al giorno) e la sua foresta pluviale tutt’intorno. Così, dopo aver posteggiato l’auto, per curiosità mi sono avvicinato a questa stramba composizione notando che le piante erano molte più di quanto non si potesse intuire da una prima, disattenta occhiata. Distese di salici piangenti, foreste di sequoie, baobab, un piccolo lago in lontananza, dei tirannosauri che giocavano felici all’orizzonte. Pensavo di dare un’occhiata alla composizione floreale di una minuscola stazione della via crucis e invece mi sono ritrovato per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. La vegetazione si è richiusa dietro di me e non potevo far altro che proseguire, con estrema attenzione. Dopo alcune ore di cammino ho fortunatamente incontrato Frodo Baggins, un vecchio amico hobbit che conobbi anni fa alla sagra del montone, a Bali: egli poteva indicarmi cosa fare. Dopo un lungo silenzio, parlò:

“Caro, amico… che piomba quella volta alla sagra del montone, con la doppio malto!”, disse.

“Ehm… si, è vero, ma ora avrei bisogno di sapere come andarmene da qui”, risposi io.

“Capisco… Atreyuuuuuuuuuuuu!”

“Atreyu?”

“Sì, Atreyu. Ti condurrà dal saggio: solo lui sa come uscire da qui”

“Ma Atreyu era ne “la storia infinita”: dove cazzo è Gollum?”

“Gollum? Uhm, Gollum, Gollum… Aaah! Intendi lo sgorbio! Si prostituisce sulla tangenziale che si trova dopo la foresta incantata”.

“Gollum fa la puttana?”

“Già. Atreyuuuuuuuuu!!”

“No, no, senti: lascia stare Atreyu, non voglio avere a che fare con un mulatto passivo aggressivo. Tu dimmi solamente in che direzione devo andare, e poi mi arrangio da solo”.

“Come vuoi, amico: prosegui verso Nord-Est, alla seconda rotonda a sinistra, e poi chiedi”.

“D’accordo: grazie, Frodo. Senti un po’, ma… mi potresti svelare che luogo è mai questo?”

“Benvenuto nel regno di Entropia, amico. Il luogo del disordine, dei fenomeni non lineari: un luogo in cui Gigi D’alessio ha scongiurato una guerra atomica e Ambra Angiolini è ininterrottamente prima in classifica con t’appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo, dal novantaquattro. Entropia è il regno in cui tutto ciò che è, non è; e tutto ciò che non è, è.

“Eh?”

“Eh. Vattene da qui. E quando ti addentrerai nella foresta stai molto attento a Denver, il cucciolone verde senza età. É in calore.”

“Eh?”

“Eh. Vai, ora.”

Una volta seguite le indicazioni e percorsa la strada indicatami dal piccolo hobbit ho trovato un capo indiano fuori da un bar, il quale mi ha nuovamente indirizzato sulla retta via esordendo così: “Uomo bianco, vieni qui!”

“Stai attento, non ci andare!”, diceva una vocina nella mia testa.

“Posso leggerti il futuro, se lo vuoi”

“Dì di no!”

Gli sorrido, dico ok: nei sassolini osserva i fatti miei. Uò uò uò.

“Viso pallido, ti sta ingannando: non la troverai. Sono mesi che stai cavalcando, dimmi: dove andrai?”

“Veramente sono qui da poche ore e sarei a piedi”

“Ma… non sei Max Pezzali?”

“Ehm… no: non vedi che ho i denti dritti? Sono QuandoSiFaBuio, di appletini.it: sto cercando il saggio”.

“Ah. Allora prosegui per quella strada, fino in fondo. Troverai un bivio: da una parte si va verso il lago placido, dall’altra verso la palude-infernale-del-non-ritorno-se-entri-qui-lo-prendi-nel-culo-di-traverso.”

“Quindi devo proseguire per la palude mortale ecc ecc, presumo.”

“No. Tu vai verso lago placido. Il saggio vive lì.”

“Il saggio vive a lago placido? Ma che cazzo di racconto di avventura è mai questo?”

“Questo non è un racconto di avventura, cazzone: è la rubrica dammi tre parole, e tu sei a tre quarti del racconto e ne hai utilizzata solamente una.”

Con questo consiglio nel taschino ho preso la via che portava a lago placido e, dopo aver consumato un pasto frugale in una rinomata trattoria della zona (trattoria “Da Betty”, consigliatissima), ho concluso il cammino e raggiunto l’abitazione del saggio, una villa in stile liberty circondata da un fossato nel quale i coccodrilli cantano in coro Who wants to live forever dei Queen.

“Dlin dlon”

“Sì?”

“Sì, ehm… salve, sono QuandosiFaBuio, stavo cercando il sagg… ehy! Ma tu sei Macaulay Culkin, quello di Mamma, ho perso l’aereo!

“Già, proprio io. Cazzo vuoi?”

“Credevo fossi in una clinica a disintossicarti: che diavolo ci fai a casa del saggio?”

“Io sono il saggio, gran cazzone”

“Tu sei il saggio? Ma com’è possibile?”

“Ti sei inoltrato tra le piante della stazione della via crucis costruita dal tuo vicino di casa: all’interno di questa hai scoperto un regno chiamato Entropia, in cui Ambra è prima in classifica dal novantaquattro. Hai camminato per ore, visto dinosauri, incontrato Frodo Baggins che voleva chiamare Atreyu e ti ha detto di stare attento a Denver che vorrebbe incularti, ti sei imbattuto in un indiano che aspettava Max Pezzali, sei arrivato ad una villa liberty circondata da coccodrilli che cantano Who wants to live forever dei Queen, e hai ancora il coraggio di stupirti?”

“Devo dire che messa così non fa una piega: senti un po’, come me ne vado?”

“Non si può fuggire da Entropia, il regno in cui tutto ciò che è, non è; e tutto ciò che non è, è.”

“Eh?”

“Eh. Dovresti attraversare la palude inattraversabile che però, come il nome stesso vagamente suggerisce, non è attraversabile.”

“Ma non è possibile! Qui siamo ad Entropia, il regno dei fenomeni non lineari, il posto in cui tutto ciò che è, non è; e tutto ciò che non è, è!”

“Eh?”

“Eh! Quindi ci sarà un modo per andarsene, dico io!”

“Beh… no. Dài, entra, ti offro qualcosa. Qui non è tanto male, in fondo: ti ci abituerai. Ti piace Ambra?”

“No, perdio!”

“Tieni: rifocillati. Questo è uno spuntino di mia invenzione.”

“Che roba è?”

“L’ho chiamata follia alla Nutella. Praticamente è un vasetto di Nutella da cinque chili pressato e concentrato in un cubo di cinque centrimetri di lato.”

“Tu hai concentrato cinque chili di Nutella in cinque centimetri cubi? Ma è una pazzia!”

“Da cui il nome, per l’appunto. Vuoi assaggiarne una? Se credi davvero di voler affrontare la palude inattraversabile ti tornerà utile. Questa roba fornisce in un colpo solo le calorie sufficienti per campare due intere settimane.”

“Uhm… questo mi suggerisce una cosa. Mi servono delle micce e la musichetta di McGiver. Pensi di potermele procurare?”

“Penso… penso di sì, ma che diavolo hai in mente?”

“Senti qua: abbiamo cinque chili di nutella concentrati in un piccolo manufatto gastronomico; sono circa quarantamila calorie compresse in cinque centimetri cubi. Se applichiamo una miccia al cubo di Nutella e gli diamo fuoco, l’alta concentrazione di grassi saturi e calorie lo farà esplodere ed io potrò farmi strada nella palude inattraversabile a colpi di bombe a mano nutellose.”

I successivi due giorni li ho passati in compagnia del saggio Macaulay Culkin, nella sua villa in stile liberty, applicando micce a cubi di Nutella. Una volta terminata l’operazione, ci siamo congedati.

“Addio, QuandoSiFaBuio. Non ci vedremo mai più, quale che sia l’esito della tua avventura.”

“Addio, saggio Macaulay Culkin. Grazie di cuore.”

“E stai attento, quando entrerai nella palude inattraversabile: c’é in giro Denver in calore.”

“Lo farò. Addio.”

Delle miserie e delle sventure della palude inattraversabile non narrerò: sappiate solamente che rischiando la vita e mettendo a repentaglio la mia integrità anale (Denver sa essere molto insistente, quando vuole) ho attraversato quel luogo di perdizione facendomi strada a suon di “follie alla Nutella” di Macaulay Culkin (utilizzate come bombe a mano) per giungere infine, stremato, sul marciapiede dal quale tutto è cominciato, dopo quasi una settimana durante la quale nessuno ha avuto modo di capire dove fossi finito. É stato lì, quando sono uscito a riveder le stelle, che ho incontrato il mio vicino di casa.

“Ehy… eccoti! Ma dove cazzo sei stato? Ti stanno cercando tutti da una settimana!”

“Sono stato ad Entropia: il regno del disordine, dei fenomeni non lineari. Il regno in cui tutto cio che è, non è; e tutto ciò che non è, è.”

“Eh?”

“Fanculo.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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