God of the week: la dura vita della stalker

Qualche giorno fa mi sono imbattutto in questo articolo e non ho potuto far altro che pensare: “God of the week, cazzo!”. E così è stato.

Stalking per principianti

Di Mary Secret Mysterypants

 

L’autrice, e l’autrice insieme alla vittima. 

Ho deciso di stalkerare pesantemente uno sconosciuto a caso. Così, per vedere l’effetto che fa. Ecco cosa è successo.

PRIMO GIORNO

Non volevo stalkerare l’amico di un mio amico. Dovevo trovare un palestrato qualsiasi in un bar a caso. Mi sono diretta insieme alla mia migliore amica nella parte sfigata di Montreal e siamo entrate in un bar in cui normalmente non entrerei neanche se pagata. Lì ho avuto il colpo di fulmine: capelli biondicci, jeans strappati, e un paio di stivaletti scintillanti. Wow. La mia amica se n’è andata, in modo da lasciarmi il completo controllo della situazione.

Mi sono avvicinata, mi sono presentata e gli ho offerto una quantità spaventosa di roba da bere. Poi gli ho detto quanto mi facesse eccitare e lui ha deciso di portarmi a casa sua. Ci siamo concessi anche un po’ di sesso orale in un vicolo buio ed è stato veramente bello. Avete presente com’è fare pipì nella doccia? Ecco, è stata una sensazione simile. La sua lingua era morbida come il vello di un agnello appena nato.

Poi siamo andati a casa sua ed è stata una delle scopate più banali che abbia mai fatto. Peccato.

Dopo che si è addormentato, mi sono nascosta in bagno e mi sono segnata tutti i suoi numeri di telefono. Mamma, papà, Susan, Rita, Jeff e un tizio segnato sotto “Coke delivery”. Uh, quanta sottigliezza.

Sono tornata a letto e gli ho sussurrato nell’orecchio “Ti amo.” Lui si è allontanato. Tutto stava andando secondo i piani. Lo stalking stava funzionando.

SECONDO GIORNO

Mi sono svegliata piuttosto presto, ma lui si era già alzato sostenendo di dover andare al lavoro. Mentre lui se ne stava fermo impalato, ho iniziato ad abbracciarlo e a dirgli che era stata la serata più bella della mia vita. Gli ho chiesto il numero di telefono, ma lui mi ha risposto che non lo sapeva ancora perché si era appena trasferito. Sapevo che era una bugia, e gli ho detto, “OK, allora qualche volta passo direttamente, così possiamo stare un po’ insieme. Mi è piaciuto uscire con te e voglio farlo più spesso.” Al che ho iniziato a toccargli il pacco. Lui stava in silenzio, ma si capiva che era spaventato. Oltre agli altri, avevo annotato anche il suo numero di cellulare.

Quello stesso giorno, alle quattro di notte, mi sono presentata sotto casa sua ubriaca marcia, con il rossetto sbavato su tutta la faccia. Ho suonato il campanello sei volte prima che mi rispondesse il suo coinquilino. Appena sono entrata mi sono lanciata nel letto del mio amato urlando, “FAMMI TUA, SCOPAMI.”

È stato bellissimo. Si è quasi messo a piangere dallo stupore e mi ha chiesto di andarmene. L’ho pregato di sedersi con me sotto il portico per parlare un po’. Gli ho dato una lettera e varie polaroid. La lettera era piena di stronzate da psicopatica e per metà era scritta in francese. La cosa ha reso il tutto ancora più inquietante. Il mio uomo non riusciva a parlare. Era come se mi volesse dire, “Per favore vattene, sei una pazza.” Nella vita reale sono un tipo piuttosto orgoglioso, quindi questo è stato il momento più imbarazzante della mia vita, perché ero costretta comportarmi come una troia isterica senza autostima. Ho continuato a ripetergli che eravamo fatti l’uno per l’altra e che non volevo farmi una doccia perché avevo paura di cancellare il suo odore dalla mia pelle. Ha iniziato ad urlarmi di andare via, così sono corsa in casa e mi sono nascosta sotto le coperte del suo letto, piangendo fortissimo. Il suo coinquilino è entrato e mi ha chiesto di andarmene. L’ho fatto, singhiozzando.

Una volta a casa ho iniziato a ridere così forte che avevo paura che mi esplodesse la testa. L’ho chiamato altre cinque volte (con numero privato) lasciando ogni volta un messaggio in segreteria. Non penso conosca il mio nome per intero, il mio indirizzo o il mio numero di telefono, quindi non credo finirò nei casini. Ad ogni modo, non avevo intenzione di mollare. Fare lo stalker è estenuante, e non riesco a credere che ci siano persone che si comportano così veramente. Per tutta la durata dell’esperimento, non c’è stata notte in cui non abbia dormito come un sasso. Ero esausta.

Ho deciso che la sera successiva avrei chiamato sua madre.

TERZO GIORNO

Io: Pronto? Parlo con la mamma di [Mister X]? Salve, sono la fidanzata di suo figlio. Come sta?
Mamma [dopo 20 secondi di silenzio]: Bene…

Ascoltami bene troia, fagli sapere che farebbe meglio a richiamarmi, oppure tu sarai la prima della lista per i miei ornamenti da caminetto. Intesi?
Chi è lei?

Un’amica.

Dopo la chiamata stavo malissimo. Non avevo mai minacciato qualcuno in quella maniera, ed è stato orribile. Ora ho capito come si sente davvero Courtney Love.

QUARTO GIORNO

Ero a corto di idee, così ho deciso di presentarmi dove lavorava con indosso una T-shirt che gli avevo rubato la prima sera. Non mi stava affatto male, e per completare l’effetto mi sono data un paio di schiaffi per far finta di essere sotto crack.

L’ufficio di X era vicino a casa mia, quindi potevo fare delle pause tra una stalkerata e l’altra, tornare a casa, farmi un caffè, guardare la fine di Cercasi Susan Disperatamente e poi tornare all’opera. Mi sono messa davanti alla finestra principale e ho cercato di attirare la sua attenzione per circa un’ora, poi sono entrata e ho aspettato che uscisse.

I suoi colleghi mi hanno detto che non mi voleva vedere e che me ne sarei dovuta andare. Ho iniziato ad urlare, “LO AMO, SONO INCINTA DI SUO FIGLIO, PER FAVORE FATEMELO TOCCARE, VOGLIO PARLARGLI.” Stronzate del genere, insomma. Probabilmente è scappato da un’uscita secondaria, perché dopo la chiusura non è più uscito nessuno.

Sono tornata a casa, ho pianto e ho cercato di tagliarmi i polsi. No, non l’ho fatto. Ricordatevi, non sono veramente pazza. Ma mi sono fatta una doccia e mi sono masturbata con il docciatore.

QUINTO GIORNO

Mi addormento dopo una notte di bagordi per essere svegliata dalla suoneria del cellulare. Era X. Ha iniziato a urlarmi addosso dicendomi che sapeva dove vivevo e che se non avessi smesso di infastidirlo avrebbe chiamato la polizia. Io gli ho risposto che lo amavo e ho riattaccato, troppo stanca per sostenere una conversazione.

Mi sarebbe piaciuto continuare, solo per divertimento, ma lui ha chiamato la polizia. Sono stata via per tre giorni e una volta tornata a Montreal i miei coinquilini mi hanno detto che era arrivata la polizia e che gli agenti volevano “discutere di una cosa” con me. Non volevo finire in prigione o ricevere un’ingiunzione restrittiva, così ho deciso di lasciar perdere.

Lo stalking è un’attività veramente impegnativa! Per circa una settimana non ho avuto una vita, cercando continuamente di entrare in contatto con Mister X. Se questa esperienza mi ha insegnato qualcosa, è che non sono così pazza come pensavo. Proprio così: in confronto allo stalker medio, sono una ragazza normale. Chi l’avrebbe mai detto?

(fonte: vice.com)

Se apprezzi questo articolo, condividilo con i tuoi amici!

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.