La posta di QuandoSiFaBuio: le fotografie ci rubano l’anima?

Per la “posta di QuandoSiFaBuio” ci scrive un anonimo seguace di appletini, dalla Spagna:

 

Estimado Quandosehaceobscuro,

soy un ricercatore universitario extranjero, aficionado lector de appletini!
Muchas felicidades por el blog, me piace moltissimo!
Desde molto tempo tengo un dubbio que no puedo explicar, forse tu me puoi ayutare:

E' verdad che las fotografias te roban un poquito de anima?
Todos los días ci sono personas que mi fanno fotografias cuando voy al trabajo porque vivo en un posto muy turístico… y si este dicho es verdad allora… cuanta anima mi resta?

Gracias por tu ayuda,
Un caloroso saludo!
Anónimo (Preferiría rimanere anónimo si es posible)

 

Allora: è complicato.

Bisogna partire dalla definizione di anima. Essa è solitamente intesa come “parte spirituale ed eterna di un essere vivente, comunemente ritenuta indipendente dal corpo, poiché distinta dalla parte fisica”.

Per quanto riguarda la fotografia, invece, “è un processo per la registrazione permanente di un'immagine statica, proiettata per mezzo di un sistema ottico su una superficie fotosensibile (pellicola con emulsione chimica, per la fotografia tradizionale; sensore elettronico per la fotografia digitale).

Ciò che sappiamo dell'anima lo conosciamo quasi esclusivamente grazie alle religioni, questo perché provarne scientificamente l'esistenza sarebbe come tentare di asciugare gli scogli. Se è vero che l'anima è indipendente dal corpo, e che all'interno di un percorso spirituale la suddetta anima tende a raggiungere una non meglio specificata “luce”, è altrettanto vero che “la parola fotografia deriva dall'unione di due parole di origine greca luce (φῶς | phôs) e grafia o scrittura (γραφή | graphis), le quali letteralmente unite significano "scrivere con la luce".

Sembra dunque che, in effetti, l'anima e la fotografia trovino un punto d'incontro attraverso la luminosità.
Ora, da dove può derivare questa luce? Dal sole? Troppo scientifico. Dal paradiso? Troppo spirituale.
La luce che lega l'anima alla fotografia è il flash, cazzo.
Il flash è il nostro canale di comunicazione con l'aldilà. Ricordate i Ghostbusters? Per catturare i fantasmi utilizzavano una trappola che quando si apriva emetteva un potente fascio luminoso. Questo perché la luce ci collega all'aldilà, ma attenzione: le anime sono fotosensibili; questo significa che reagiscono alla luce stessa. Come? Consumandosi i coglioni.
D'altra parte, a chi non rompe le palle un flash in pieno volto? Perché le anime dovrebbero rappresentare un'eccezione in questo senso?
Quindi, postulando l'esistenza di una certa quantità di coglioni che l'anima possiede, ed ammettendo che la presenza di luce (cioè di flash) consumi i suddetti attributi, si evince che l'unità di misura dell'anima è rappresentata dalla formula coglioni fratto luce (coglioni/luce), che si riassume con la sigla CL (curiosamente identica a quella di Comunione e Liberazione).
Applicando il teorema di Pitagora alla trappola dei Ghostbusters, poi, si ottiene un interessante parametro che definiremo
Geronimo: in sostanza, la somma dei quadrati costruiti sui cateti della trappola dei Ghostbusters è pari alla somma dei bollini del supermercato necessari per acquisire un kit di valigie con un piccolo contributo di trentanoveeuroenovanta.

Questo è il Geronimo.
Ora, tornando con la memoria alla seconda media, troviamo il minimo comune denominatore tra il CL, il Geronimo e Cristiano Malgioglio, nel seguente modo:

 

CL / X; Geronimo / Y; Malgioglio / Z;

CL+Geronimo+Malgioglio / XYZ;

Malgioglio Super Sayan / Simbolo di Batman.

Il denominatore così ottenuto viene nominato Mezzasega. Quindi:

 malgioglio

/

batman

 

=

mezza

Dividendo l'aspettativa di vita media di un essere umano occidentale per il Mezzasega, si ottiene il valore di resistenza dei testicoli della propria anima (il cosiddetto Ω-scroto, o Omegascroto). Dividendo quindi Ω-scroto per la potenza media di un flash otterremo, come preventivato, l'unità di misura dell'anima: coglioni/luce, in cui i coglioni sono rappresentati dal Ω-scroto e la luce dalla portata media del flash (γ-flash, o Gammaflash).
Il risultato ottenuto è il valore di anima che ci viene tolto ogni qualvolta un flash ci colpisce: questo valore assume il nome di UnNanoEntraInUnCaffè:Splash.
Dovremmo quindi sottrarre dal nostro Ω-scroto il valore del UnNanoEntraInUnCaffè:Splash ogni qualvolta un flash ci colpisce, per tenere monitorata la quantità di anima che ci rimane. Questo è ovviamente ai limiti dell'impossibile, ma poco importa: un recente studio da me inventato al momento stabilisce che l'anima, in definitiva, non serve proprio a un cazzo.

 

Carissimi lettori, non dimenticate di contattarmi all'indirizzo di posta elettronica quandosifabuio@appletini.it per pormi le vostre domande esistenziali, alle quali sarà mia cura rispondere con la consueta devozione, il rigore scientifico e la serietà che da sempre mi caratterizzano.

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    3 pensieri su “La posta di QuandoSiFaBuio: le fotografie ci rubano l’anima?

    1. Gracias, gracias por contestarme con rápidez y profesionalidad al mismo tiempo, cuandosehaceobscuro.
      Es la mejor respuesta que nunca supieron darme…
      ya no tengo palabras, así me despido de ti, quedando a tu disposición para invitarte a una cerveza (y más!) cuando pases por España.
      Saludos,
      el investigador anónimo

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