La posta di QuandoSiFaBuio



Mi scrive P.D., un nostro affezionato lettore (presumo, perlomeno):

Caro QSFB perchè secondo te il tempo passa sempre così veloce, mannaggia la pentecoste?

Caro P.D., a mio avviso è bene partire dal principio, cioè dalle origini della parola “tempo” e dalle diverse concezioni in materia, per arrivare poi ad elaborare una teoria in merito .


Tempo: dal latino tempus, si intende in generale la durata misurabile di tutto ciò che è.


Rispetto al trascorrere del tempo ci sono parecchie cose interessanti da valutare; ne fornirò una breve carrellata prima di passare all’elaborazione della mia personalissima visione della cosa.

La teoria della relatività genera anche dei paradossi apparenti riguardanti il tempo. Uno dei più noti è il cosiddetto paradosso dei gemelli: un gemello parte per un viaggio lontano con la sua astronave, che gli permette di andare a una velocità prossima a quella della luce. Al suo ritorno sulla Terra sarà più giovane del fratello gemello rimasto a casa. E fin qui ci siamo, secondo le conseguenze della relatività. Secondo la stessa relatività però tutti i sistemi di riferimento sottoposti ad uguale moto (e quindi privi di accelerazioni e di cambiamenti di direzione) sono uguali tra di loro. Ciò significa, in sostanza, che per il gemello sull’astronave è la Terra a muoversi ad una velocità prossima a quella della luce, e quindi secondo lui (e secondo la relatività avrebbe ragione) dovrebbe essere il gemello sulla Terra il più giovane. Il paradosso consiste quindi in questo: Qual è il più giovane? o, in altre parole, per quale dei due è passato meno tempo?


E inoltre:


La percezione del tempo nelle diverse culture:

Il tempo, così come lo spazio, è una categoria a priori ma non per questo non gli viene dato un significato e una rappresentazione diversa in ogni cultura.
Si può affermare, in maniera generale, che esso venga percepito come il variare della persona e delle cose.

Sempre generalmente, vi sono due idee fondamentali del tempo:

  • Pensiero cronometrico occidentale: il tempo viene visto come un’entità lineare e misurabile. Questa visione risponde alla necessità di ottimizzare il proprio tempo e dipende dall’organizzazione economica.

  • Tempo ciclico e puntiforme: nelle società tradizionali il tempo viene scandito attraverso il passare delle stagioni o secondo eventi contingenti (es. il mercato della domenica).

L’antropologo Christopher Hallpike, rifacendosi agli studi dello psicologo Jean Piaget, affermo che a seconda della cultura il tempo viene percepito come operatorio e pre-operatorio (percezione del tempo fino agli otto anni). La visione operatoria del tempo consente di coordinare i fattori di durata, successione e simultaneità.
Per dimostrare la sua tesi egli fece osservare a degli aborigeni melanesiani due macchinine su due piste concentriche facendole partire e fermare nello stesso tempo e di seguito chiedendo quale delle due macchinine avesse percorso più spazio. Gli aborigeni non seppero rispondere a quella domanda e per questo motivo egli pensò che mancasse loro la capacità di coordinare i tre fattori. Ma in Melanesia vengono fatte delle corse di cavalli su piste concentriche e di conseguenza la mancanza di una correlazione non-lineare e quantificabile del tempo sembra non escludere la capacità di coordinare durata, successione e simultaneità..

Sono assolutamente convinto che un tizio che lavora in Canada vada in Melanesia con l’unico scopo di far giocare degli aborigeni con delle macchinine.

Ma comunque.

E’ palese che questi scampoli di teorie non rispondono alla tua domanda, e mi rendo conto che tu, caro lettore, ti sia rivolto a me proprio per non doverti rifare alle solite, vetuste e noiose teorie.

La mia personale opinione è che l’errore sia a monte: è l’etimologia stessa della parola ad essere sbagliata. I miei studi mi hanno condotto alla vera origine della parola “tempo”, navigando per i sette mari fino a sbarcare in Melanesia (il paese della tinca al forno), dove ho scoperto un’economia in crisi a causa delle scommesse clandestine sulle corse di macchinine. La malavita della macchinina si è ormai impossessata di tutto: dal bar sport al rivenditore ufficiale di marmitte Polini.

Questo non mi ha però impedito di trovare alcuni interessanti documenti che mi hanno riportato, attraverso un tortuoso tragitto, indovinate dove? In Italia.

L’origine della parola tempo arriva in realtà dalla lingua gaelica, più in particolare dal gaelico scozzese. Gli antichi romani tentarono più volte di conquistare la Caledonia (l’attuale Scozia), senza grossi risultati. Fu probabilmente durante queste campagne in terra Caledoniana che alcuni termini “sporcarono” il latino d’origine dando vita a nuove terminologie. In gaelico “tempo” si dice “tim”, che non è graficamente molto lontano dal “time” inglese, ma che si legge come “team” (squadra).

E qui sta l’inghippo.

L’origine della parola “tempo” risulta essere in realtà “team-po”.

Vado a spiegare.

Pare siano stati gli Etruschi i primi ad abitare le zone attorno al fiume Po, o comunque i primi a creare un vero e proprio insediamento in tali luoghi. Sono stati però i romani a dare vita al fiume stesso, utilizzandolo come canale commerciale. Le sponde del sempre più indispensabile canale brulicavano di vita, di scambi, di commerci, di abitazioni, bambini.. Come si sa, il gioco del calcio è nato in Inghilterra. Furono le spedizioni cesariane in Britannia a portare i primi rudimenti del calcio in Italia, proprio sulle sponde del fiume, dove crescevano a vista d’occhio i campetti di periferia, e le porte provvisorie ricavate dalle croci di legno.

Nacque così, per l’appunto, il “team Po”, dove Po si riferisce ovviamente al fiume, ma è anche diminutivo di Polisportiva.

Nel primo campionato di calcio a 6 dell’antica Roma la formazione era la seguente:

APPIO CLAUDIO CIECO:

appio claudio ciecoPortiere. Un nome, una garanzia. Si narra che abbia perso la vista a causa di una battibecco con suo cugino Mimmo, col quale perse clamorosamente una scommessa sul risultato del GP delle due Sicilie, con relativa mancata vincita alla SNAI.

NUMA POMPILIO:

NUMAPOMPILIOTerzino fluidificante. Se Cafù era il “pendolino” del Milan, lui era la “biga” del “team Po”. Tranquillo impiegato in una ditta di pezzi di ricambio per aerei di giorno, la sera dava sfogo a tutta la sua frustrazione falciando le gambe a chiunque tentasse di avvicinarsi all’area di rigore, come il Riccardo Ferri dei tempi migliori.

AGRIPPINA:

AgrippinaSex symbol della formazione nonché discreto mediano di spinta, limitata purtroppo da una troppo spiccata attitudine offensiva. I due terzi dei gol in contropiede subiti dal team Po nel primo campionato ufficiale possono essere considerati causa sua. Fu uccisa.

SPARTACO:

 SpartacoCentrocampista molto tecnico e dotato di un ottimo sinistro, fu costretto spesso a ripiegare nella sua metà campo a causa delle sgroppate in fascia di Agrippina, cosa che minò la serenità dello spogliatoio in quella prima stagione. Per la cronaca: non fu lui ad ucciderla, ma l’avrebbe fatto volentieri.

TIBERIO E CAIO GRACCO:

tiberio e caio graccoPrima punta e seconda punta con affiatamento invidiabile. Erano i gemelli Derrick della formazione: purtroppo Tiberio si demolì entrambi i crociati anteriori durante un tentativo di “catapulta infernale”, e la sua carriera si interruppe bruscamente, alla Van Basten. Ciò non impedì al “team Po” di qualificarsi per l’intertoto già al primo anno di militanza nel campionato dell’impero.

In conclusione: non ti preoccupare troppo del “team po” che passa, caro lettore… anche a me manca il Napoli di Maradona.

Ma in fondo il calcio è solamente un gioco.

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