La strada giusta

Che strana sensazione, così dissimile da qualunque altra. Come quando parti per il viaggio che hai sognato tutta una vita, arrivi a destinazione, con lo zaino e tutto, estrai gli occhiali da sole dal taschino della camicia, li indossi, alzi lo sguardo e inquadri le strade di fronte a te.
Due, soltanto due.
Sono due e sono simili, per certi versi, ma estremamente diverse. In fondo questo lo sai, lo capisci. Quella su cui l’occhio cade per primo sembra più comoda, forse più scontata. È una strada agevole, costellata di piccoli arbusti: non ne vedi la fine, ma sai che da qualche parte arriverà. Lo sai.
La seconda è lì, altrettanto vicina. Ti guarda e credi ti stia sfidando, tanto è impervia: stretta, spoglia, non certamente comoda. Non ne vedi la fine, e non sei affatto  certa possa portare in un qualche posto che sia da considerarsi sensato.
Per questo la scegli. La scegli e ti lasci andare; non hai certo percorso tutti quei chilometri per prendere la via più semplice.
Ti lasci andare, dicevo. La percorri e ti lasci percorrere, ti abbandoni e capisci che quello che non sai può farti male. Che quello che non sai è come una ferita. Ma che fare ora ciò che non hai mai fatto ti rende viva, consapevole. Regina incontrastata della tua vita, una volta tanto.  Consapevole di essere tu, solamente tu, e che sarai più forte del dolore che senti. Che devi esserlo. Che è maledettamente bello, ed eccitante, esserlo.
E poi, e poi c’è quella sensazione. Immensa. E quella è come… quella è come quando ti tagli per la prima volta: fa un male del diavolo cane, ma in fondo non è poi così terribile. Anzi. I
l dolore fisico ha sempre un qualcosa di affascinante, non trovi? Ti osservi, vedi il sangue sgorgare e pensi che non tornerà più, che quel sangue, quello che fa capolino ora, adesso, dalla tua  prima ferita, quello che rivisita di rosso la tua pelle, poco a poco, come un pittore folle su una tela che ha la tua forma, non tornerà. Ci sarà altro sangue, certo. Ma lui, lui, non tornerà.
Lo guardi, e lo senti: fa male, ma è di una bellezza devastante. È tuo, è lì. Era dentro, e ora non lo è più. E mai più lo sarà. E allora dimentichi tutto, tutto quanto. Non c’è nessuna logica e nessun timore. Sei sola. Quel dolore  contro quella sensazione bellissima. E devi solamente capire, ora, capire quale di queste due cose è la più forte. Se è il dolore, forse puoi ancora ripensarci, e tornare indietro.
Ma se è quell’altra sensazione ad essere più forte, quella sensazione incredibile, e bellissima, non ti resta altro da fare che proseguire, fino alla fine, fino a capire quanto cazzo può essere forte, quella cosa, e se può davvero portarti a smettere per un istante di pensare, ed annullarti completamente, in quel secondo in cui la strada finisce e non capisci dove sei, in quel  secondo in cui tutto diventa rosso, come il sangue della tua prima ferita e come quel sangue  dipinge tutto e tu, tu davvero non capisci più nulla.
E quando ritorni in te, soltanto allora puoi guardarti le mani, asciugarti lentamente il viso, girarti verso il suo volto soddisfatto e sussurrargli: “Però, mica male il sesso anale”.

Ieri appletini ha ricevito la bellezza di novantotto visite. Com'è quella parola… uhm… ah, si. Grazie.

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