Perché si formano le code

 

Proviamo con una storiella. Siete a passeggio, in centro, il sabato pomeriggio, in mezzo a un sacco di gente. Improvvisamente vedete quattro persone (non di più: quattro) mettersi a correre all’impazzata gridando di terrore. In una frazione di secondo vi trovate a dover decidere tra queste due possibilità: sono quattro pazzi o sono quattro persone che hanno visto qualcosa che voi non avete visto: una casa che sta crollando sulla vostra testa, o un pazzo che impugna un mitra e sta per sparare. Se optate per la prima, continuate la vostra passeggiata scuotendo la testa. Se scegliete la seconda, iniziate a correre e a gridare. Mentre state pensando a tutto questo, altri umani, più veloci di voi, hanno già deciso e stanno già correndo. I quattro sono diventati magari venti. Il vostro cervello lavora, e giustamente inizia a inclinare per la fuga. È sorprendente come in una circostanza simile ciò che fanno in quattro, o in venti, conti più di quello che non fanno gli altri mille. Ma è così. Prima o poi, c’è da giurarlo, vi mettete a strillare e a correre anche voi. Influenzando, a vostra volta, altri umani ancora più irresoluti di voi.
Se, in quel momento, qualcuno vi fermasse e vi chiedesse “Cosa sta succedendo?”, voi, in realtà, non sapreste esattamente cosa rispondere. Probabilmente direste: stanno fuggendo tutti. […] In realtà quelli che stanno fuggendo sono ancora solo venti su mille, e magari non stanno nemmeno fuggendo, stanno solo correndo, o magari sono pazzi, o magari sta solo arrivando il pullman: ma quello che vi ritrovate a dire è: stanno fuggendo tutti. È tutto ciò che potete dire. E ciò che è più importante: mentre state fuggendo.

(A.Baricco, Next, piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, Feltrinelli, 2002)

 Stai camminando per strada, ok? Cammini, sei felice (che poi, non è nemmeno così vero. Te lo dici, che la felicità è una cosa semplice: una passeggiata in centro, la prima maglia a mezze maniche dell’anno. E lo credi veramente, cioè, lo è davvero, se pensi che lo sia. Poi però arrivi a casa e hai come l’impressione che qualcosa ti stia sfuggendo di mano: hai l’impressione, come dire, che quella non fosse davvero la felicità, che lo sia diventata, se vogliamo metterla così, e provi a mettere questo pensiero in testa al te stesso di dieci anni fa, ti guardi, com’eri dieci anni fa, e ti immagini pensare la felicità è una cosa semplice, una passeggiata in centro, la prima maglietta a mezze maniche della stagione, ti vedi mentre lo dici ai tuoi amici, ai tuoi amici com’erano dieci anni fa,e li immagini perfettamente, l’espressione attonita di chi ha appena sentito una colossale cazzata, guardarsi tra di loro, in silenzio, e poi scoppiare simultaneamente a ridere, ma che cazzo dici? Cose così. Questa parentesi è troppo lunga, ricomincio da capo, però questa cosa ricordatevela, ogni tanto).

Stai camminando per strada, ok? Cammini, sei felice. A un certo punto incontri un amico e questo ti mostra una cosa molto carina, che ne so, un disegno. Allora tu dici wow, che bello questo disegno! E lui ti risponde sì, hai visto che figata? Lo sto mostrando a tutti, è troppo bello. Allora ne fai una copia, perché ti piace proprio e pensi che sarebbe bello se anche tu lo mostrassi a tutti. Ora, siccome esisti solo tu e le cose esistono solo dal momento in cui le vedi tu e smettono di esistere nel momento stesso in cui non le vedi più tu, l’idea che questo amico abbia incontrato altri amici prima di te non ti sfiora, o meglio, non rientra nemmeno nel campo delle ipotesi plausibili. Così ti adoperi per mostrare a tutti quel bellissimo disegno, che mica l’hai fatto tu, ovviamente, però è un po’ come se l’avessi scoperto tu, no? Pensa a quante persone saranno felici di vedere una cosa così bella, e sarà merito tuo. Non è bellissimo tutto questo? Che persona sensibile sei.
Fin qui ci siamo? Ok, ora, ascoltami bene: non esisti solo tu, porca puttana. Quel tuo amico ha già mostrato quel disegno ad altri amici che l’hanno mostrato ad altri amici che l’hanno mostrato ad altri amici ancora, tra cui i tuoi amici, e questo è accaduto mentre tu eri ancora in bagno a cagare appena sveglio, ignaro dell’esistenza di quel disegno. Questo significa, ovviamente, che buona parte degli amici ai quali lo mostrerai l’ha già visto e ha già fatto lo stesso tuo ragionamento copiando quel disegno e mostrandolo ad altri ancora, perché tu sei solo uno spermatozoo gigante, come tutti, siamo tutti e solo degli spermatozoi giganti e quello che fanno gli altri spermatozoi giganti conta anche se tu non lo vedi, conta anche se in quel momento tu sei uno spermatozoo gigante chiuso in bagno a cagare. Quindi, con tutta probabilità, quando riemergerai dalle ceneri del tuo cesso la gente si sarà già ampiamente rotta i coglioni di quel disegno, per quanto bello sia, perché se nel giro di ventiquattro ore ti mostro seicento volte una cosa bella scommetto che ti rompi i coglioni pure tu.

Ho fatto l’esempio di un disegno, ma poteva essere tranquillamente un’altra cosa: sostituendo il termine disegno con video di sconosciuti che si baciano, ad esempio, il risultato non cambia.

Così, tanto per dirne una.

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