Quel piccolo mondo



Il cielo si incupisce a vista e perdita d’occhio tralasciando di oscurare soltanto alcuni piccoli spiragli, feritoie tra le nubi, barlumi unici di speranza e luce, come soldati già sconfitti ma decisi a combattere contro il lento, inesorabile e geometrico assalto della notte. Perdono la loro guerra con dignità, senza affievolirsi ma richiudendosi su loro stessi, senza fretta né timore alcuno, senza un pianto, nemmeno quando i riflessi si tingono di rosso sangue, squarci finiti in un cielo infinito. Muoiono così, tra tutto quel rosso, come angeli accoltellati da Dio.

Tramonto, lo chiamate voi.

C’è odore di mare. Il suono, quello ancora no. Non finché la moltitudine di persone che anche stasera ignorerà la battaglia ed il sangue sopra la sua testa non deciderà di fare quello che meglio riesce a fare: ritirarsi. Ancora pochi minuti e tutti scompariranno; solamente allora si sentirà il suono delle onde, e sarà bello misurarne il profilo.

Ritrovare quel suono.

Smonterei pezzo a pezzo l’universo e i suoi ingranaggi, congelerei il tempo e ruberei tutti gli attimi più belli, i momenti più incredibili delle storie più fantastiche, uno ad uno, solamente per ritrovare, tra questi, l’ultimo istante in cui ho ascoltato quel suono. Da allora, ogni giorno è stato solamente un altro giorno senza.

Ogni secondo, un secondo senza.

La spiaggia è costeggiata da un piccolo sentiero sterrato, delimitato da vecchi pali di legno uniti tra loro con delle corde. In lontananza, le luci di una piccola città impediscono alla notte di fare fino a fondo il suo dovere: non sarà mai davvero buio. Non sarà mai più davvero buio.

C’è odore di mare. Il suono, quello ancora no.

Forse non dovrei nemmeno essere qui. Forse dovrei lasciare scivolare via la vita, come tanti, adagiarmi con loro sul denso e comodissimo strato di abitudini che li accoglie e smettere di domandarmi cosa significhi esistere davvero. Essere qualcosa. Vivere veramente. Adeguarmi ai sorrisi di circostanza, ai compromessi facili, ed imparare l’arte dell’arrabbiarsi per nulla, solamente per convincersi di aver scosso per un istante una vita totalmente piatta e dunque sostanzialmente priva di significato alcuno.

Ma ho bisogno di quel suono, semplice e bellissimo. Lo desidero come si desiderano le cose da bambini, quando null’altro al mondo conta ed il senso di tutto sta unicamente lì dentro, in quel desiderio, partito da chissà dove per piantarsi dritto in fondo all’animo, a scardinare il nascondiglio più nascosto che hai, proprio al centro del cuore e ad anni luce dalle altre persone, dallo stupido roteare di pianeti e stelle, dalle sottili acrobazie del tempo e dello spazio.

Immensamente distante da tutto, tranne che da te stesso.

Allora percorrerò lentamente l’ultimo tratto di sentiero, quello in cui le orme si disperdono e la terra si trasforma bruscamente in sabbia, ed entrerò in quel piccolo mondo dove il vento è carico di sale e la luna riflette la schiuma bianca delle onde.

Sarà facile allora guardare avanti e sorridere, azzerando i passi che mi separano da lei.

Mi fermerò, con i piedi piantati nella sabbia ed il vento sulla pelle, e finalmente ascolterò.

Dopo una vita, ascolterò. Guardandola negli occhi.

– Ciao, QuandoSiFaBuio.

– Bentornata, Sagra delle aole!!

 

 

 

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    4 pensieri su “Quel piccolo mondo

    1. certo che la vaccata ce l'hai proprio fatta sudare, dopo così tanta poesia!!
      pensavo arrivasse prima. comunque complimenti, per tutto quello che c'è prima della sagra delle aole. per la sagra ne godrò quando ci andrò. ciao

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