Supermercato

Per un corso di scrittura mi è stato chiesto di scrivere un racconto fantasy in duemilacinquecento battute spazi inclusi. Ora, facendo mente locale sono piuttosto convinto di non aver mai letto un fantasy in vita mia, e se non l’ho mai fatto, un motivo ci sarà. Sta di fatto che l’ho scritto e nel rileggerlo la prima cosa che ho pensato non è stata “fantasy” bensì “appletini”. Tutto ciò per dirvi che mi è sembrato il caso di postarlo qui.

Supermercato

– Salve… senta, mi può fare un conto separato? Uno scontrino per il detersivo, e un altro per tutto il resto. È un problema?

– Nessun problema, si figuri. Ha la tessera?

– La tessera? No, è la prima volta che vengo qui.

– Ah, ok. Le bombe a mano le metto in un sacchetto a parte?

– A parte? Non so, pensa che sarebbe il caso?

– Be’, giusto per tenerle separate dal cibo e dal plutonio.

– Non saprei…

– Qualcosa non va, signore?

– Be’, ha… ha visto anche lei il tizio che è appena entrato?

– Certamente.

– E le sembra… cioè, le sembra a posto?

– A posto, dice? Mi dica se esiste ancora qualcuno “a posto”, a questo mondo.

– Si, ok, ha ragione, però, intendo dire, l’ha visto bene? È… è orrendo!

– Mia nonna diceva sempre che “ogni scarrafone è bello a mamma sua”.

– E che roba è uno scarrafone?

– Francamente non lo so, credo una qualche sorta di animale. Estinto, in ogni caso. Doveva essere molto brutto. Senta, scusi la schiettezza, il detersivo riuscirebbe a imbustarselo da solo? Sa, per me è un po’ complicato, è… pesante.

– Certo, si figuri. In effetti mi chiedevo come… cioè, non avevo mai visto uno… uno come lei, alle casse.

– Be’, sono qui da poco: sono stato assunto tramite i servizi sociali. Uno di quei posti di lavoro per disabili.

– Capisco. Comunque la ammiro, sa? Non dev’essere facile. Cioè, intendo… voglio dire, con que… oh, mi scusi. Mi scusi tanto.

– Con quegli arti superiori, voleva dire? Non si preoccupi, ci sono abituato: e poi è la verità, non ci posso fare assolutamente nulla. Ma la chirurgia sta facendo passi da gigante, sa? Tra qualche anno sarà normalissimo, per noi, fare questo tipo di lavoro. Un giorno saremo considerati uguali agli altri, vedrà.

– Ne sono certo. Quanto le devo?

– Sono quarantasette, tondi tondi.

– Ecco qua. Be’, allora le faccio i miei migliori auguri per il nuovo impiego.

– La ringrazio. Mi raccomando, si copra bene: fa molto freddo, fuori. E l’ultima volta che è successo non ce la siamo cavata benissimo.

– Su questo ha assolutamente ragione.

– Ah, si chiamano “umani”, comunque.

– Ma chi?

– I tizi come quello che è entrato prima. Uno di quelli che abitavano qui, una volta, prima di estinguersi, o quasi. Hanno fatto qualche pasticcio col nucleare. Be’, arrivederla, torni presto a fare la spesa da noi!

– Non mancherò. A presto!

Uscì dal negozio col sorriso, pensando che il mondo è davvero un bel posto se tutti, una volta nella vita, possono avere un’opportunità.

“Un tirannosauro cassiere”, pensò: “mia moglie non ci crederà mai!”.

E se ne volò verso casa, coprendosi bene.

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