Un valido motivo per non scrivere su appletini (in tre graziosi esempi)

 

Uno degli aspetti più complicati dello scrivere è scrivere. A quattordici anni, lo ricordo bene, produssi un racconto che narrava le avventure di un cammello con un problema di erezione permanente: gli uomini vedevano questa cosa come molto divertente mentre le cammelle, dal canto loro, avevano perso interesse abbastanza presto; lui stava malissimo, non tanto per lo scherno dei primi o l’indifferenza delle seconde, ma perché avere il cazzo duro per vent’anni è una tremenda fatica.
Per la cronaca, quel racconto è andato disperso, probabilmente nel grande tumulto del 2007, anno di traslochi.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Uno degli aspetti più complicati dello scrivere è lo scrivere, dicevo: per questo volevo inventarmi qualcosa per giustificare il fatto di non aver aggiornato questo blog praticamente per tre mesi. Ho pensato a una delle scuse più gettonate: mi sono rotto un braccio, quindi non riuscivo. Quando una scusa è troppo banale, il procedimento  necessario a renderla credibile è molto semplice: è sufficiente accentuarla, aggiungere dinamiche particolari, situazioni assurde.
Paradossale, direte voi: be’, è proprio per questo che funziona.
Nessuno ti prenderà sul serio se giustifichi un ritardo o un’assenza con un: “Sono rimasto a piedi con l’auto”. Falla esplodere, questa cazzo di auto; fattela rubare da un gruppo di portoricani armati. La gente penserà che è una cosa troppo incredibile per essere falsa: non ha bisogno di inventarsi una cazzata del genere.
Taac, fottuti.
Da questa fondamentale premessa evincete che non mi sarei potuto limitare a dire che mi sono rotto un braccio o, peggio ancora, invischiarmi in banalità del tipo è successo mentre salivo le scale con le buste della spesa in mano. Dovevo fare il botto.
Così mi sono inventato le seguenti situazioni, ma alla fine non sapevo quale scegliere e allora esco allo scoperto, riportandovi tutte le opzioni prese in considerazione: sono certo che ci avreste creduto, comunque.

Ecco dunque come mi sarei rotto il braccio.

SITUAZIONE 1

– Bambino, lo vedi quel signore grosso grosso laggiù? Quello appena sceso dal macchinone? Ti do cinque euro se vai da lui e gli dici testa di cazzo.
– Cinque euro? Ok!
Signore… mi scusi, signore…
– Dimmi, bimbo.
– Quel tizio laggiù mi ha dato cinque euro per dirle testa di cazzo.

SITUAZIONE 2

– Mi perdoni padre perché ho peccato.
– Dimmi i tuoi peccati, figliolo, apri il tuo cuore al Signore.
– Mi masturbo quattordici volte al giorno.
– Hai detto quattordici, figliolo?
– Sì. Con punte di ventuno nel fine settimana. Barbara D’urso la domenica è micidiale.
– Da quanto tempo?
. Diciannove anni.
– Quindi sarebbero circa…
– Siamo intorno alle centomila seghe, sì. Che posso fare?
– Be’, devi pregare. Secondo il manuale delle penitenze dovremmo essere intorno alle, uhm… centomila X due Ave Maria l’una, diviso 3,14, moltiplicato per il coefficiente delta di incazzamento divino, direi che siamo intorno alle trecentoquattordicimila Ave Maria.
– Non c’è un’alternativa?
– Dio offre sempre un’alternativa: puoi fare braccio di ferro con Gesù. Se vinci, hai espiato.
– Andata.

SITUAZIONE 3

Secondo te, se mentre incrociamo un altro treno tiro fuori il braccio dal finestrino, riesco a toccarlo?

 

 

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